La seconda volta – 35. La polvere del pavimento

Mentre lo feci, pensai che da quando ero morto non avevo preso una decisione vera, non avevo nemmeno provato a reagire a quella condizione. Mi ero semplicemente lasciato trascinare dagli eventi come un fazzoletto di carta sbattuto dal vento, aggiungendo morte alla morte. Perché, pure se quella cosa che mi faceva alzare la mattina e andare e fare cose non aveva nemmeno più un nome, avrei potuto in qualche modo attivarmi per non essere sempre io ad avere il ruolo dell’ignaro che agisce in base a supposizione e non alle certezze. E invece non ascoltai neppure con attenzione la Guida ai Servizi, non provai ad indagare chi fosse stato ad invitarmi a quella festa, salii su un autobus che prima del mio arrivo non aveva nemmeno una meta, e arrivai in un posto di cui non conoscevo assolutamente nulla. Preferii fare la vittima degli eventi, abbandonarmi alle soffici malinconie piuttosto che affrontare il muro della realtà e spaccarmi le nocche per tentare di infrangerlo. Non potei fare a meno di domandarmi se pure da vivo ero stato così, se pure quando non c’era la bizzarria della morte a fungere da scusa alla mia ignavia, io ero stato uno di quelli che esce da casa senza sapere veramente dove sta andando. O forse anche allora la stranezza della vita mi teneva imbambolato a cercare di fuggirla, a desiderare di scomparire tra la polvere del pavimento per rendermi intangibile alla sofferenza, all’imbarazzo, alla fatica, come in quel momento che mi fingevo vivo ma ero morto. Come al solito, però, quando provai a farmi venire in mente il mio passato, non ricordai nulla se non fragili fotogrammi sfocati che non aggiunsero nulla alla desolazione in cui mi stavo trovando in quel momento.
Il tizio stava ancora lì che sghignazzava e mi ero stufato del suo atteggiamento arrogante. Era solo un cazzo di maniaco sessuale che ne sapeva un po’ più di me sull’Inferno, e pretendeva di darmi lezioni di morte con quel suo atteggiarsi a grande maestro. Forse in quel momento ebbi una reazione, la prima reazione, da quando ero diventato un cadavere.
– Insomma vuoi dirmi di cosa si tratta?
Lo dissi con un tono alto, perentorio. Non sorrisi mentre parlavo. Lui si ricompose immediatamente. Si guardò intorno sospettoso di qualcosa che non afferrai, e poi, finalmente si avvicinò a me, trattandomi per la prima volta da interlocutore e non da specchio.
– E’ Satana che organizza queste feste. Gli piace quando soffriamo, è Satana.
– Ma dove sta la sofferenza qui? Anzi, dove sta in tutto l’Inferno? Io ho solo visto tanta noia, tanti rimpianti, ma nessuno appeso sopra una brace.
– Ma quella è una sofferenza corporea, siamo morti cazzo, te ne sei accorto? Non possiamo più soffrire il dolore fisico. Tutte quelle stronzate della Divina Commedia partivano da una contraddizione di base che in verità smentivano tutta la teoria del libro. Satana non ci vuole bruciare il corpo: ci vuole ardere le coscienze usando i nostri desideri. Ti fa sembrare sempre che puoi avere tutto e invece alla fine non ti dà niente. Tranne oggi ed è per questo che siamo qui.
– Perché cosa succede oggi?
– Oggi c’è la festa, il Grande Sabba. Satana sceglie a caso alcuni di noi ed esaudisce un nostro desiderio. Per questo sono venuto, se mi dovesse chiamare gli chiederò di rivedere Masha, e finalmente mi sentirei in pace. Ho tanto bisogno di pace, tu no?
– Certo, chi non ne ha.
– Esatto, e Satana lo sa, per questo affanna in continuazione il tuo stato d’animo, per questo riempie le tue giornate di nulla. Affinché tu possa desiderare la pace, come un tossico desidera la sua dose. Siamo tutti dipendenti dalla felicità.
– Ma, ecco, l’estrazione diciamo, come funziona esattamente, come avviene questo sorteggio.
– Nessuno lo sa. Nessuno sa qual è la discriminante, se si tratta solo di fortuna o se si viene scelti per qualche tipo di merito. E questo non fa altro che far salire la tensione, la smania. Guarda mi tremano le mani. Dobbiamo solo aspettare e sperare. Fa parte della tortura. Ma ha te pare che ti abbia telefonato quindi…
– Cioè tu pensi mi abbia chiamato Satana in persona?
– Io so solo che non ho mai sentito nessuno aver ricevuto una telefonata per essere invitato al Grande Sabba.
– Dunque potrei essere un privilegiato, forse Satana mi ha già selezionato.
– Ragazzo stiamo all’Inferno. Niente va come vorresti che vada.

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