Miracolo a via Bogino

Proprio qui, in questo condominio, in questa via anonima di Torino, esattamente al quarto piano, da qualche mese hanno aperto un bordello. Certo, detta così, la notizia non fa troppo scalpore, lo capisco. Forse però, se aggiungo il particolare che è un casino composto da sole bambole, fa un po’ più effetto. Ogni volta che lo racconto mi piace notare il cambiamento nello sguardo dell’interlocutore: le sopracciglia si inarcano a volte per manifestare stupore, o incredulità, altre ancora ilarità, ma di quel tipo infantile come quando si parla di cose che attengono la cacca, la puzzetta. Chi mi ascolta subito si prodiga in sentenze, giudizi sull’impazzimento della società e tutti, proprio tutti, anche quelli che si segano sui video di donne che hanno rapporti con animali, quelli che preferiscono le teenagers, persino quelli che a prostitute in carne ed ossa ci vanno abitualmente, proprio tutti diventano piccoli Savonarola pronti a indignarsi. Per quanto mi riguarda, invece, la gente può fare quello che vuole, basta che non mi rompano i coglioni. Può sembrare un punto di vista semplicistico, ma è quello che penso. Se nel mio palazzo, per esempio, vivesse al piano di sopra un vicino con tre cani nel suo appartamento, quello sarebbe un problema. Ma queste sono bambole: mute per natura. Non ho mai incontrato un avventore del bordello per le scale, o in attesa dell’ascensore, non ho mai udito un solo gemito o rumore molesto, e non c’è il rischio che uno che si scopa le bambole, accidentalmente, ti pisci in un angolo dell’androne.
Niente in questo condominio di questa via anonima di Torino è mutato, da quando gli umani fanno l’amore con la plastica. Fino a questo pomeriggio.
Appena arrivato ho notato subito qualcosa di insolito: il portone era aperto. La chiusura è automatica quindi ho pensato si fosse rotto, e l’idea della quota condominiale per riparalo mi ha subito catapultato in quello stato di tristezza che ti prende tutte le volte che ti capita qualcosa poco prima di ritornare a casa, quando pensavi di essere a un passo dalla salvezza e che il mondo almeno per quel giorno non ti avrebbe avuto. Ma ebbi subito a ricredermi. La luce all’interno era accesa e potevo intravedere che all’interno c’erano delle persone. Non potevo sentirle parlare perché quasi sussurravano tra di loro, come massoni durante una riunione segreta. Varcata la soglia, riconobbi tra gli astanti quella strana riunione il Maresciallo (non conosco il nome di questa persona, ma tutti lo chiamano così), la signora Elvira del terzo piano (alla quale di tanto in tanto chiedo piccoli favori) e Michele (un ragazzo figlio di non so chi in non so a quale piano). Faccio per salutare pronto a sparire nei meandri dell’ascensore quando Elvira mi afferra un braccio avvicinandosi. Non avevo mai visto la signora Elvira così da vicino, non avevo ma notato il piccolo eritema sotto l’occhio che le fa ricordare un Pierrot grasso.
– Hey dico: hai saputo?
Mi fa guardandosi intorno come se qualcuno potesse arrivare da un momento all’altro.
– No, sono arrivato in questo momento, infatti mi stavo domandando cosa stesse fac…
– Shhhhhh, parla piano. E’ successa una cosa grossa, ma che dico grossa: enorme, proprio qui nel nostro condominio.
– Il fattone del quinto piano ha di nuovo vomitato per le scale?
– Ma che! Ho detto roba grossa. Fatti il segno della croce.
– Elvira lo sai che io non…
– Ho detto fatti il segno della croce o non ti dico nulla.
Quasi ipnotizzato inizio a fare il segno della croce ma praticamente alzo due dita e le faccio roteare.
– Bravo, perché qui oggi è nato Cristo!
– In che senso?
– Il Salvatore, il Redentore, nato da una madre vergine! Fatti il segno della croce!
– E basta con questi segni, mi vuoi spiegare bene che diavolo è successo?
– Shhhhhhh! Parla piano ho detto, non lo deve sapere nessuno o qui succede un macello. Allora, lo sai che al quarto piano c’è quella cosa lì… quel…
– Quel bordello, con le bambole gonfiabili, sì.
– Ecco bravo. Allora insomma sembra che qualche mese fa una di loro, una di quelle ragazze…
– Ma sono bambole…
– Sì ma sembrano così vere, gli manca solo la parola come ai cani. Insomma una di loro, la più bella, la più pura, è rimasta incinta. Capisci? E’ stata prescelta da Dio, è un miracolo. E nessuno si era accorto di niente, lei ha tenuto il segreto. Poverina chissà come era sconvolta.
– Ma è una bambola…
– Per questo vergine, eppure ha partorito, per merito dello Spirito Santo.
– Come partorito?
– Sì questa mattina. Ma ci pensi? Il Cristo in questo palazzo. Oddio sono emozionatissima, sono svenuta già tre volte.
– Ma tu lo hai visto?
– Ma scherzi? Non fanno entrare nessuno, ci hanno detto di non dirlo nemmeno ai parenti! Non vogliano che scoppi il panico, non vogliono la stampa.
– Ma non vogliono chi?
– Loro, i proprietari del Santo Sepolcro.
– Ma quale sepolcro è un bordello per malati mentali quello!
– Non ti permettere sai?! E fatti il segno della croce!
– Senti Elvira, è stata una giornataccia, sono stanco e vorrei solo andare a farmi una doccia. Adesso tu mi fai passare io prometto di non dire niente e poi magari ne riparleremo, che ne dici?
– Non puoi andare a casa: il Santo Sepolcro è al quarto piano e tu abiti al terzo e loro hanno vietato l’accesso a chiunque abiti dopo il secondo piano. Devi capire, è una questione di sicurezza.
– Ma di cosa cazzo state parlando? Fatemi passare o chiamo la polizia, qui succede un casino!
A quel punto il Maresciallo ha fatto un cenno e Michele è scattato come un ninja afferrandomi in una specie di morsa immobilizzandomi.
– Non fare scherzi perché noi non stiamo scherzando: stiamo proteggendo Cristo che riporterà pace e amore in questo lurido mondo, e se dobbiamo ucciderti per farlo, puoi star sicuro che lo faremo.

Adesso sono le ventuno e trentacinque. Sto qui da due ore, nell’androne, legato e imbavagliato mentre quei tre stanno pregando, e in latino. Forse non rientrerò più dentro casa, o forse morirò qui come un agnello sacrificale per il messia. E non mi sono nemmeno mai tolto la soddisfazione di essermi scopato una bambola.

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