La seconda volta – 82. Libro secondo – Una storia

E’ un tardo pomeriggio di luglio quando un anziano signore dall’aria elegante, entra nel giardino di una villetta appena fuori città. E’ arrivato con un taxi e per questo, una volta arrivato davanti alla porta, esita un attimo prima di suonare. Si aggiusta la giacca, che probabilmente s’è sgualcita un poco durante il viaggio in macchina e, come rispondendo a una vecchia abitudine, si liscia i lunghi capelli grigi cercando di rimetterli in piega. A quel punto dà un’ultima stirata all’abito col palmo della mano, poi preme sul campanello. Non aspetta molto, quasi subito gli apre una giovane donna che sorridendo lo abbraccia forte. Lui le cinge appena i fianchi.
– Papà ma non ti sei messo la mascherina!
– Te l’ho già detto cosa ne penso. Non perdiamo tempo. Lui è di là?
– Sì è nella sua stanza. Ma dopo dovremmo parlarne di questa tua avversione alla prudenza, lo sai vero?
– Quando è successo?
– Stamattina, lo abbiamo trovato morto nella sua gabbia. Non ho idea di cosa possa essere successo. Ma lui non ha smesso un attimo di piangere da quando l’ha visto.
– Ed è stato lui a chiedere di me?
– Sì, ha detto che ha delle domande da farti.
Il vecchio sorride.
– Dai fammi entrare.
I due percorrono un lungo corridoio alla fine del quale c’è una stanza con la porta chiusa.
– Sta lì. Si è chiuso dentro dice che vuol parlare solo col nonno.
La donna tira su le spalle.
– Va bene, adesso vai, meglio che veda solo me. Stai tranquilla ci parlo io.
La donna dà un bacio sulla guancia all’uomo, e si allontana.
L’anziano bussa alla porta, ma non aspetta nessun invito ed entra aprendo piano. Sotto una finestra c’è un bambino, avrà circa sei anni. E’ appoggiato su una gabbietta per uccelli, ma quando vede il nonno entrare si alza e gli va incontro.
– Oh nonno, è stato terribile. Perché è morto?
L’uomo guarda verso la gabbia dove al suo interno giace cadavere un piccolo pappagallino giallo.
– Nessuno sa rispondere a questa domanda. A questa e a molte altre. Semplicemente le cose vanno così.
– Ma io gli volevo bene, non se ne doveva andare.
– Lo so, ma lui non ha scelto di andarsene, non è colpa sua, non voleva farti un torto. Lo ha dovuto fare, ed ora sta altrove.
– E dove?
– All’Inferno, tutti gli animali vanno all’Inferno.
– Ma così soffrirà. Perché gli animali vanno all’Inferno?
– Questa tesoro è un’altra di quelle domande delle quali nessuno conosce risposta. E’ un’altra cosa che accade e che bisogna accettare.
– Ma io non voglio che il mio povero pappagallino vada all’Inferno.
– Certo hai ragione, lo capisco. Ma forse se lo meritava, ci hai pensato?
– Perché? Era così buono.
– Ti racconterò una storia se vuoi, così magari capisci meglio cosa voglio dire. Ti va?
– Va bene, dimmi.
Il vecchio si siede per terra, accanto alla gabbia e al suo nipotino. Fa fatica a tenersi in equilibrio durante la discesa, e un osso del ginocchio scrocchia nel piegarsi. Alla fine però riesce a sedersi proprio sotto la finestra. Vede il cielo completamente sgombro di nuvole, e un taglio di albero dal quale in stormo spuntano volando rapidi degli uccelli che poi spariscono dietro la visuale.
– C’è una guerra tra gli uccelli. Gabbiani contro pappagalli, e poi le cornacchie e i piccioni. Un giorno un pretore dei pappagalli, un valoroso guerriero la cui spada aveva ferito a morte migliaia di uccelli, cadde in battaglia, e quando si risvegliò cadavere, scoprì di essere finito all’Inferno. In vita aveva commesso molti omicidi è vero, ma in fondo era un soldato, doveva per forza uccidere, in un certo senso era innocente. O almeno così pensava lui. In tutti i casi, ben presto si rese conto che non c’era nulla da temere, perché anche all’Inferno esisteva la guerra tra gli uccelli, e anche in quel posto lui era un pretore.
– E non c’erano demoni che sputavano fuoco?
– Nemmeno uno. Semplicemente i diavoli non esistevano. C’era solo quell’eterna guerra, e infinite battaglie. Però un giorno il pappagallo pretore incontrò un essere umano, anche egli morto naturalmente, che doveva andare a parlare con l’Amministratore dell’Inferno.
– Il Diavolo?
– Sì ecco, possiamo pure chiamarlo così, ma senza corna. Una vera fortuna per il pappagallo perché avrebbe potuto in qualche modo sfruttare la situazione, e così fece.
– Parlò con il Diavolo?
– Certo, e ottenne di ritornare in vita in forma umana, insieme a quel tizio che aveva incontrato. Avrebbero avuto la possibilità di rivivere di nuovo, ma solo a patto che quel tipo fosse morto esattamente come la prima volta. Dopo sarebbero tornati all’Inferno, ma il pappagallo avrebbe ottenuto la sua forma umana per sempre, che in quel posto era un bel vantaggio. I due quindi rinacquero, crebbero insieme e diventarono grandi amici. Questo per farti capire che, magari, il tuo pappagallino adesso è già un altro bambino, è rinato e sta correndo felice in qualche parco.
– Ma poi che fine fecero i due amici?
– Oh, le cose non andarono secondo i piani dell’Amministratore. Il pappagallo si ribellò, sciolse il patto e scappò, il tipo, invece, morì, ma prima del tempo stabilito.
– Quindi c’è un uomo pappagallo che gira per la città?
L’anziano sorride.
– Sì, ma non lancia le ragnatele mi dispiace. Anzi, i fatti che ti ho raccontato sono successi tanto tempo fa, adesso sarà un vecchietto che a malapena riesce a sedersi.
– Come te nonno?
Il ragazzino ride.
– Sì, proprio come me.

FINE