Non credo in niente

Io vi credo. Quando lo alzate in piedi e lo fate voltare, con quella veemenza, a volte esagerata, con la quale indicate i vari punti che formano prove limpide sotto lampade uguali a lapidi, io vi credo. Vi credo quando cercate di farlo parlare e quei pochi suoni biascicati, incoscienti, fatiscenti, mutano in parole così chiare che riesco a capirle persino io, anche se poi le dimentico. Con una mossa rapida della mano gli aggiustate la postura che diventa plastica, a tratti armonica, a tratti comica e io vi credo. Credo nel vostro credo che vi fa credere così forte che alla fine ci credete sul serio. Come quando lo ritraete con quei giochi di filtri, di luci, di baci, più grande del panorama, con i palazzi piccoli, le nuvole strette, i cieli perennemente azzurri, senza sfumature ma con abbondanza di sbavature, così moderno e passionale: io vi credo. Vi credo, giuro, anche se perdo il filo, il senno, il senso, l’orizzonte fa un giro su se stesso, mi aggrappo a qualsiasi cosa tanto tutto galleggia mentre boccheggia e io con lui. Faccio finta di avere ancora fiato ma vi credo.