Che noia questo mondo

Passeggio per strada e incontro un tizio che indossa una maglietta veramente carina, per questo mi viene spontaneo fermarlo e fargli “Ok!”, con la mano, ma quello mi guarda strano e accelera superandomi. Sarà un ragazzo timido, penso.
Proseguo ed entro in un bar. Accanto a me delle persone stanno parlando del figlio di uno di loro che torna sempre a casa tardi, non studia e risponde male. Così li interrompo e gli faccio presente che è un problema generazionale, e che forse sarebbe il caso di seguire meglio la sua educazione. “Ci vorrebbe la patente per fare i genitori!”, aggiungo sarcastico. Loro mi osservano un secondo in silenzio, poi quello che stava raccontando mi dice: “Ma che cazzo vuoi?”. Non rispondo. Alla maleducazione è meglio opporre l’indifferenza.
Però rimango perplesso. Anche prima, con una signora che stava leggendo il giornale, quando ho provato a commentare una notizia che sembrava le interessasse molto, se l’è presa. Ha chiuso il quotidiano e se ne è andata borbottando qualcosa.
Continuo a passeggiare, tanto non ho niente da fare. Incrocio una carina e non resisto. Con una corsetta la raggiungo e gentilmente batto con un dito sulla sua spalla: “Vuoi diventare amica mia?”, le domando ammiccando. E invece lei subito si porta la borsetta al petto guardandosi intorno in cerca d’aiuto. Allora faccio un passo indietro, per non spaventarla, e le ripeto: “Vuoi diventare amica mia?”, poi proprio in quel momento passa un autobus, uno qualsiasi, quella s’infila dentro frettolosamente e sparisce.
Non mi arrendo, magari oggi è solo un giorno sfortunato, allora decido di tornare a casa e prendere un po’ di foto dell’ultima vacanza che ho fatto. Quindi riesco e per strada, e cerco di attirare l’attenzione del primo che capita. “Guarda: guarda che mare! Ti piace?”, gli chiedo. L’uomo al principio si mette a osservare le immagini quasi imbambolato, sembra non capire. Subito dopo, all’improvviso, trasale e mi manda al diavolo. “E vabbé, bastava dirlo che non apprezzi il mare pulito…”.
“Ma che noia questo mondo”, penso, e lo ripeto ad alta voce:
“CHE NOIA QUESTO MONDO!”.
Aspetto un po’. Forse non mi hanno sentito.
“CHE NOIA QUESTO MONDO!”, urlo più forte.
Ma la gente mi passa accanto indifferente.
Non ci posso credere.
Ero sicuro fosse un’invenzione geniale, ma mi devo arrendere.
Questa idea del Facebook analogico non funziona.