Il domatore di pesci

Umberto Pigli nasce a Pesaro, nel 1865. Suo padre è un riparatore di campane, ex massone e prigioniero austriaco, sua madre una casalinga dal passato circense. Proprio da lei eredita l’amore per gli animali, nel senso più ampio del termine. Già quando il Pigli aveva cinque anni, infatti, la giovane madre appuntava sul suo diario il particolare modo con il quale suo figlio soleva giocare, amando circondandosi di insetti e ratti casalinghi a cui pretendeva insegnare strani esercizi ginnici. Ma il padre campanaro lo voleva farmacista, così che lo instradò negli studi di tale scienza, a quei tempi ancora in via sperimentale e ricca di promesse per il futuro professionale de suo pargolo. Umberto, dunque frequentò, un istituto di suore, l’Ordine delle Parraffine per essere precisi, il cui motto era “Ora et Ora”, dove il nostro artista soffrì per anni l’impossibilità di frequentare le bestie.
Giunto alla fine dell’obbligo scolastico, il Pigli si arruolò nella Regale Armata d’Italia, sfuggendo così ai voleri del padre che per il dolore, pochi mesi dopo si suicidò segandosi lo stomaco. La povera madre di Umberto, rimasta sola e senza mezzi, pregò a lungo suo figlio di ritornare a prendersi cura di lei ma, dato lo scarso di funzionamento dei mezzi di comunicazione a quell’epoca, tutte le lettere disperate della donna giunsero troppo tardi a Montevideo, dove il quel periodo stanziava il battaglione del Pigli. Sua madre nel frattempo era già morta di sifilide in un bordello nei pressi di Castellammare di Stabia, dove si era vista costretta a trovare riparo a causa della sua indigenza. Appresa la notizia di essere rimasto orfano, Umberto Pigli cadde in un profondo stato di prostrazione mentale e fisica. Ma durò poco e dopo un paio giorni tornò a solcare i mari di tutto il mondo sulla sua portaerei “Bigatta III”, battente bandiera sabauda.
Fu in quel periodo che il protagonista di questa biografia si rese conto per la prima volta delle sue doti straordinarie. Una notte tranquilla, al largo delle coste di Kioto, Umberto si diresse verso la prua con l’intento di orinare, quando si rese conto che tra i riflessi notturni si scorgeva la sagoma di un pesce enorme. Le cronache non riportano nel particolare di che specie si trattava, anche se molti studiosi sono orientati nel sostenere che fosse un rarissimo Kotogo di Kioto, pesce assimilabile al nostro tonno. Così descrisse Umberto Pigli nelle sue memorie, opera pubblicata postuma, l’incontro con la creatura marina: “Arbigliai l’occhio sullo sfrillìo della luna, che sulla sua groppa parea margiarsi d’oro e diamanti. Allora udii come un tafiro, un leggero sfaggarsi dell’aria che lesto divenne pigolìo di gandola, e seppi che il pesce mi stava parlando”. I testimoni osservarono il Pigli agitarsi in strani gesti rivolti all’animale marino, che a sua volta rispose con capriole sull’acqua placida del mar di Kioto. La bestia rimase a lungo al fianco della “Bigatta III”, seguendola come ipnotizzata durante tutti i suoi sposamenti per mesi.
Da un’intervista a Massimo Giaccheti, Sub Colonnello di Umberto ai tempi del suo impegno nella marina italiana: “Quella mattina Umberto stava preparando il brodo per la colazione, quando ad un certo punto si fermò di scatto e guardando il muro disse: «Adesso lo libero». E così fece. Quel pesce sparì per sempre e nessuno lo vide più”. Dopo quell’esperienza Pigli cambiò la sua attitudine riguardo alla marina militare. Diede le sue dimissioni nell’inverno del 1887, quando si trovava nel porto di Berlino, città che scelse per ricominciare la sua nuova vita. In questo periodo ricostruire l’esistenza di Umberto Pigli diventa più difficile, già che non esistono testimonianze scritte per tutto il successivo decennio. Sappiamo però che nel 1899, in un teatro di Figueira da Foz, in Portogallo, venne affissa la locandina di un artista (che in seguito fu identificato proprio come Umberto Pigli), il cui titolo era “O magnifico instrutor de peixe”.
Su un breve articolo apparso su “O voi de Figueira”, leggiamo: “…Il Mago allora è salito su palco togliendosi con eleganza il mantello e, sbottonatosi il panciotto, ha iniziato ad agitare lentamente le braccia nell’aria. A quel suo misterioso segnale, i tre delfini contenuti nella vasca trasparente, hanno iniziato a muoversi contorcendosi e incastrandosi tra loro quasi al limite delle possibilità articolari di quegli animali. Rispondendo a silenziosi ordini del Mago i pesci hanno formato attraverso il loro intrecciandosi prima la lettera C, poi la I e poi tutte le altre necessarie a comporre la parola «ciao». Il pubblico ha risposto con una standing ovation e applausi ininterrotti per dieci minuti”.
Il nome di Pigli riappare pochi mesi dopo, nel registro di un locale di Perugia, dove si può leggere in data 25 ottobre 1902: “Dato a Umberto Pigli, in arte Mago Nettuno, Lire 50 per prestazioni artistiche con pesci”. Dunque gli storici da questo momento smettono di seguire Umberto Pigli, e si mettono sulle tracce del Mago Nettuno.
Tale Mago è stato attivissimo sicuramente in tutti i primi anni del Novecento un po’ in tutta Europa. Si sono ritrovate addirittura delle fotografie di un suo spettacolo, in cui si vede, un po’ sbiadito in verità, il Mago Nettuno sul palco con le mani rivolte verso l’alto e un delfino al suo fianco, fuori dall’acqua, reggersi sulle pinne come per volersi tenere in piedi. In alcuni villaggi nei dintorni di Tirana, ancora oggi circolano leggende sul Mago del Mare, venuto un giorno a cavallo di un grande pesce a portare via i bambini che non finiscono tutta la minestra di broccoli e radici. A Knoppe, in Svezia, esiste una statua in bronzo, ormai consumata, raffigurante un uomo col mantello intento ad accarezzare un delfino. Persino in un documento segreto che Vittorio Emanuele III scrisse di suo pugno al suo segretario particolare, mentre descriveva un suo soggiorno a Brunico, accenna a “quel fiero italiano che con la sua caparbia voluttà patriottica annichilisce la volontà dei pesci”.
Di preciso ancora non si conosce la data di morte di Umberto Pigli. Pare che alcune cronache vogliano collocare la sua dipartita nella primavera del 1932, dove fu ritrovato in una spiaggia di Tagliacozzo il corpo inerme di un uomo, con la pancia segata, che indossava un mantello. Altre fonti, invece, identificano il cadavere di Umberto Pigli con quello di un soldato deceduto ad Assiano del Peleghe, nel 1927, durante una battaglia nella Prima Guerra Mondiale.

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