La seconda volta – 5. Non basta chiudere gli occhi

Quando provai a ricordarmi cosa avevo fatto da quando ero morto fino a quel momento, non mi veniva in mente niente. Non sapevo nemmeno quanto tempo fosse trascorso da quando ero deceduto. Era come se fossi arrivato lì il giorno prima: ero ancora smarrito, non conoscevo nulla del posto dove mi trovavo o su cosa dovessi esattamente fare. Addirittura c’erano sconosciuti che mi telefonavano per invitarmi alle feste e io non ero mai uscito di casa neanche una volta. Quando mi guardai allo specchio, con quell’espressione appena appoggiata sul mio volto incorniciato dalla stempiatura, d’un tratto presi coscienza della mia esistenza al di là dell’esistenza. Ma è sempre stato così, a pensarci bene, che mi sono accorto di non essere solo quell’ammasso di congetture che mi abitano, ma di avere anche una forma fisica, un geoide alla quale la gente mi associa quando mi pensa: prendendomi di sorpresa.

Gli abiti sono progettati sulle misure di un essere immaginario le cui proporzioni sono dettate da statistiche e compromessi con dati medi. In pratica l’uomo ideale che dovrebbe indossare quei vestiti non esiste. Così tutte le volte che ci accingiamo a comprare una giacca o un paio di jeans, ci infiliamo nel corpo di un altro, mai il nostro, un essere che nessuno ha mai visto ma per il quale lavorano tutte le fabbriche di vestiti del mondo. Le mie di proporzioni sono ridicole secondo tali standard, e quando indosso le giacche di solito mi calzano di spalle, ma poi le maniche sono lunghe così come tutto il resto. Allora, di solito, ne provo una di una taglia inferiore: le maniche tornano giuste, l’altezza anche, ma a quel punto non posso allacciarla. Alla fine la scelta è tra l’assomigliare a Sbirulino o Oliver Hardy. Questo provoca in me uno stato di frustrazione, un senso di inadeguatezza perenne che mi fa scegliere lunghi maglioni amorfi sotto giacconi informi dai toni scuri d’inverno e magliettacce sbrindellate d’estate. E poi si tratta solo di non pensarsi più. Di scordare di avere una forma, di evitare di specchiarsi o di confrontarsi il meno possibile con persone che potrebbero giudicarci. Nell’impossibile aspirazione di assomigliare ad un essere immaginario, scorrono gli anni come rivoli di acqua piovana verso le fogne. Ma poi succede sempre, a un certo punto, che ti incontri riflesso in una vetrina, così all’improvviso, magari mentre stai svoltando un angolo. Non ti osservi da così tanto tempo che al principio non ti riconosci, ma dura un istante; dopo tanto tempo ti ritrovi a fare questa carambata con te stesso, e proprio come davanti alla tv ti commuovi.

Mi aggiustai i capelli con una mano. Mi misi di profilo sfiorando il perimetro della pancia che abbombava la maglietta hawaiana proprio al centro di una palma viola. Dunque rimaniamo per sempre con la medesima forma che avevamo nel momento in cui siamo morti. Un motivo in più per pentirsi di non essermi mai messo a dieta seriamente. I preti, a pensarci bene, dovrebbero essere tutti culturisti, si vede che non ci hanno capito niente. Poi il telefono riprese a suonare. Avevo ricevuto più chiamate quel giorno da morto che in qualsiasi altro da vivo. Mi aspettavo fosse il tizio di prima, invece mi rispose una voce femminile.
– Servizio utenze, buongiorno. Sono già quarantacinque anni che vive all’Inferno, complimenti. Come avrà letto nella Guida ai Servizi ha sbloccato il livello Senior. Quindi ora può ricevere due servizi extra al mese. Le volevo solo ricordare che le rimangono due giorni per scegliere prima che scada il bonus.
Di che stava parlando?
– Signorina io non conosco questa Guida ai Servizi, di cosa si tratta?
– Mi sta dicendo che dopo quarantacinque anni non ha ancora letto la Guida ai Servizi?
– Ma nessuno mi ha detto niente, quando ho provato a informarmi mi avete fatto stare due giorni ad ascoltare una musica hawaiana, perché avrei dovuto sapere dell’esistenza di una guida?
– Va bene, rimanga calmo. Dunque, in cucina, dentro il cassetto del tavolo, ci dovrebbe essere una barra metallica bianca. La vede?
– Sì il mattarello, lo conosco. Ma non c’è farina qui, quindi non l’ho mai usato.
– Bene, non è un mattarello, è la Guida ai Servizi. Appena avrà finito di parlare con me, la prenda con tutte e due le mani e poi le ruoti in senso opposto. Dopo non deve far altro che seguire le istruzioni. Io la richiamerò domani. Buona giornata.
La Guida ai Servizi era una piccola spranga, tozza e liscia. Nessuna impugnatura, o tasto, o manopola. Impossibile capire il suo reale utilizzo senza che qualcuno te lo spieghi. L’appoggiai sul tavolo in formica rossa, e rimasi a guardarla per qualche secondo. Avevo capito che quello sarebbe stato un momento cruciale, che una volta scoperta la verità sul funzionamento dell’Inferno avrei dovuto iniziare a fare il morto per forza, che in realtà finché non c’è un referto ufficiale siamo tutti vivi, e che non basta chiudere gli occhi o sparire dalla circolazione per essere un cadavere. Spiegandomi le regole dei non vivi, la Guida mi avrebbe ucciso per sempre, perché per morire sul serio abbiamo bisogno che qualcuno ci reputi morti.

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