La famosa invasione degli UFO a Torvajanica • 4. Prince è vivo e abita a Torvajanica

Se alla rotonda di Ostia giri a destra e segui la strada parallela alla linea della spiaggia dopo un po’ imbocchi la Litoranea. Tu segui quella via. A un certo punto, dopo gli stabilimenti iniziano le dune, in entrambi i lati della strada, che tu non te le devi immaginare come quelle del Sahara. No, sono più basse, molto più basse, e in cima ci cresce la vegetazione. Davanti alle dune, tutto lungo la strada, c’è una striscia continua di macchine parcheggiate. Quella è l’indicazione che la direzione è quella giusta. Tu prosegui, supera i Cancelli, ossia la spiaggia pubblica, che sono tanti perché pure i poveri lo sono. Vai sempre dritto, fermati solo per consentire alle auto di fare manovra per uscire, quando attraversano i bambini o i ragazzi tutti tatuati, al massimo lascia passare gli autobus che si divincolano tra le auto che cercano di uscire quelle che tentano di parcheggiare e gli attraversatori di ogni razza ed età. Se prosegui dritto dopo un po’ finiscono i Cancelli, ma non le macchine parcheggiate lungo i lati; quelle forse proseguono all’infinito, fino in Campania, poi in Calabria e lì si fermano ma perché dopo c’è il mare. A questo punto sei arrivato agli stabilimenti privati, ma tu non ci badare. Devi proseguire ancora, fino a quando le dune non diventano palazzi, di ogni colore e altezza, tutti sparsi a caso stipati in una striscia di terra che va dalla Litoranea alla spiaggia. Rallenta, sei arrivato a Torvajanica.
A questo punto prosegui facendo attenzione alle biciclette, alla gente che passeggia con i canotti in testa, e presta attenzione alle altre auto tutte in file proprio come te che cercheranno in ogni modo di rubarti anche un solo, inutile centimetro. Se hai seguito tutte le mie istruzioni adesso di trovi nella piazzetta, cioè una rotonda davanti a una chiesa anonima, unico monumento di Torvajanica. Se ci fai caso lì sulla destra, proprio al lato delle scalette della chiesetta, c’è un camioncino con quattro siede davanti, che vende cocomeri, cocco e tutta l’altra frutta di stagione. Ora quell’estate Michele, il padrone del chiosco, aveva assunto un tipo, un extracomunitario, uno silenzioso che arrivava la mattina si cambiava e si metteva subito ritto, in posa, davanti al camioncino, fiero come una guardia svizzera. Era molto curato. Portava sempre una camicetta bianca, allacciata fino al petto, sopra la quale indossava un grembiule dipinto con quei motivi sgargianti tipici delle zone sue. I capelli sempre curati, impomatati, e il vezzo di due baffetti fini che giravano intorno alle labbra per poi finire esili sotto il mento. Restava fermo immobile anche per ore, in attesa che qualcuno gli comandasse di fare qualcosa.
Un giorno d’agosto, durante una di quelle interminabili code estive, un ragazzo annoiato dall’attesa e dal caldo, per caso si fissò a guardare il garzone del cocomeraro. Al principio fu colpito da quel suo aspetto statuario e serio, e dopo un po’ pensò tra sé e sé che quel tipo assomigliava un sacco a Prince, il cantate morto. Allora gli scattò una foto che postò su un social: “Prince è vivo, e abita a Torvajanica”. Poi si accese una sigaretta, cercò un po’ di musica alla radio, e dopo tornò a guardare quello che aveva pubblicato. Pensava di farsi due risate invece già qualcuno commentava: “E’ vero, è Prince”, e altri: “Non ci posso credere!”, e più il tempo passava più i commenti entusiasti aumentavano, e insieme a loro le condivisioni e quindi altri commenti e altre condivisioni. La foto in poche ore prese a girare nella rete in maniera virale. Già il giorno dopo erano nati centinaia di gruppi, virtuali o meno, che celebravano il ritorno di Prince. Molti discutevano sul motivo del suo oblio, delle cause che l’avevano portato a sparire dalle scene con questa scusa assurda, e perché tra tutte le città del mondo avesse scelto proprio Torvajanica per rifarsi una vita. L’opinione pubblica si spaccò subito in diversi partiti. Da quelli che affermavano che era un altro sporco trucco della Cia, e che pure Bruce Lee era vivo, magari in Puglia, a quelli che presero la palla al balzo per ricominciare a parlare di rincarnazioni e strati spirituali. Due giorni dopo lo scatto, La Repubblica pubblicò la foto e relativa notizia in prima pagina, appena sotto il riquadro delle previsioni del tempo. Tre giorni dopo l’avvistamento di Prince s’era già guadagnato il secondo posto, appena dopo l’articolo di un attentato in un aeroporto francese. Tutte le testate a quel punto riportarono l’incredibile scoperta, e un sacco di giornalisti iniziarono a farci interi articoli, litigando tra loro ognuno difendendo le proprie teorie. Nei talk show in televisione non si parlava d’altro. Passavano in continuazione video di Prince, e qualche conduttore famoso subì anche dei rimproveri per aver insistito troppo sull’effettiva rinascita del cantante. Il Papa ne accennò in un Angelus, motivando con qualcosa sulle anime pure, dimenticandosi che Prince nella sua vita avrà infranto i comandamenti di almeno sette religioni diverse. Ma il caso ormai era scoppiato e tutti volevano avere informazioni nuove su questa storia di Prince. Torvajanica fu assediata da telecamere, perfino di canali stranieri, gente che vagava in impermeabile a fare domande, a tentare di scoprire anche solo un piccolo dettaglio in più. Alla gente questo piaceva, alla gente piace sempre quando sta al centro dell’attenzione. E allora qualcuno affermava: “Sì certo che l’ho visto, qui lo sanno tutti che abita in questo paese da un sacco”, oppure: “Guardi proprio ieri l’ho incontrato all’edicola”, e ancora “E’ così a modo, è così educato”. Il sindaco di Torvajanica, sfruttando l’evento, propose di abbattere il monumento ai caduti e di costruire al suo posto una statua in bronzo di Prince, nello stile di quella di Giovanni Paolo II a Stazione Termini, ma per fortuna in Consiglio in quel periodo non c’era nessuno, e così la proposta non fu mai presa in esame.
Nel frattempo il tipo del cocomeraro aveva lasciato la città, anzi l’Italia. Un giorno, mentre affettava un mango, aveva pensato che stava facendo veramente una vita di merda, che era giovane e intorno a lui c’erano solo vecchi. Gli mancò il fiato per un momento, e allora lasciò cadere il mango e il coltello, si tolse il grembiule colorato e nessuno lo vide mai più.
L’eco di Prince resuscitato a Torvajanica riempì ancora le pagine di tutti i media per altri quattro mesi. Alla fine l’opinione pubblica stabilì che Prince era vivo, anche se nessuno lo aveva più visto. C’erano la foto, le testimonianze, gente illustre che lo affermava.
Poi un giorno qualcuno pubblicò il video di un cane con sole due zampe che tutti i giorni si faceva sedici chilometri aiutandosi a camminare con la lingua, solo per andare a trovare la tomba del suo defunto padrone. E Prince se lo scordarono tutti.
Ma ancora adesso, se andate a controllare su Wikipedia, dopo la data di nascita c’è un punto interrogativo.

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