Il piscio del santo – Storie di povertà e cattiveria

di Roberto Albini

E’ uscito “Il piscio del santo – Storie di povertà è cattiveria”, di Roberto Albini (disponibile su Amazon).
La cosa bella è che per una volta non parlerò io di me stesso, ma lascio lo faccia l’autore della prefazione, Andreas Finottis:
“I racconti di Albini sono fuochi artificiali che esplodono nel buio di questi tempi, sempre diversi e imprevedibili, affascinano e illuminano ciò che ci circonda, mostrandoci le distorsioni che nella nostra vita quotidiana abbiamo sotto gli occhi ma, rimbambiti dalle futili abitudini di questo secolo, non siamo più in grado di notare.
Fanno impressione le mostruosità che, mano a mano che si avanza nella lettura, emergono dall’analisi della nostra vita collettiva, fatta di gente frustrata, prigioniera delle convenzioni e dell’ignoranza. Ogni mania, ogni tic collettivo, vengono analizzati con uno sguardo critico a trecentosessanta gradi partendo dal fondo della società, dal punto di vista degli esclusi dal gioco, che si rivela una ben confezionata e insensata buffonata.
Le assurdità comportamentali sono messe a nudo dall’autore, ridicolizzate, così come le figure retoriche di questa società dell’apparenza, vuota dentro.
Ce n’è per tutti e tutto, dissacrando i luoghi comuni e demolendo il politicamente corretto: la maternità, i proprietari dei cani, le dinamiche familiari, il mondo del lavoro e quello del non lavoro, il lutto, i social media, il sesso, i divertimenti alla moda. Tutto passa sotto una lente d’ingrandimento impietosa, che amplifica in un grottesco gioco di specchi i batteri che infestano il nostro quotidiano.
Alla fine della lettura di questa caleidoscopica raccolta di racconti ci si sente diversi.
Sono storie che rimangono dentro, facendo acquisire una maggior consapevolezza. Non è un mero intrattenimento, o non solo almeno. Abbiamo ricevuto delle parole necessarie, utili per capire meglio i nostri tempi confusi. Magari anche evadendo dalla realtà sulle onde della fantasia, quando le storie raccontate diventano surreali. Allora possiamo osservare da lontano, come astronauti, i fatti che ci sono vicini, comprendendo meglio il quadro della situazione.
Leggete Albini, o lui leggerà voi. O vi aiutate a svegliarvi leggendolo, o probabilmente continuerete a essere parte dell’umanità criticabile, su cui scrivere racconti, sperando di svegliarne qualcuno. O almeno di farlo dormire peggio”.

Andreas Finottis

 

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