Questa estate vado a Cancun

di Roberto Albini

Il bello dei tempi moderni è che grazie a internet hai accesso a tutto. Puoi visitare tutte le città del mondo, puoi entrare nei negozi degli stilisti, nei musei con quegli effetti a trencentosessanta gradi, ci sono telecamere puntate fisse ventiquattro ore su ventiquattro nei posti più sperduti quanto più comuni del pianeta, occhiali che non solo ci mostrano la realtà ma la migliorano. Potenzialmente possiamo vedere e sapere tutto. Ma non possiamo toccare nulla. E’ tutta fuffa, uno scherzo, un gioco di prestigio, come quelle relazioni nate dal numero di like nei selfie. Bauman si è sbagliato, ha ecceduto in ottimismo. Questa società non è liquida, è gassosa. Infatti ci riempie il cervello di aria che quotidianamente scorreggiamo su migliaia di milioni di pagine, forum, siti, social, post, meme, interviste, articoli di giornali, di blog. Alla fine questa Scorreggia Cosmica forma una nebbia densa e maleodorante che ci impedisce di intravedere il futuro. I risultati sono evidenti a tutti.
Per dimostrarlo userò un parallelismo, uno di quelli inutili che vanno di moda tipo quando c’era la lira questo costava la metà: sono passati quasi venti anni da quando usavamo la lira, anche se ancora usassimo quella valuta i prezzi sarebbero aumentati in tutti i casi, ma l’illusione della Grande Scoreggia pianifica tutto. Perché non calcolare il prezzo delle cose in dobloni allora? O in sesterzi? Ma torniamo all’esempio. Dunque: sono i primi anni Duemila e voi invitate un vostro amico a prendere il caffè a casa. Parlate e poi vi viene in mente di fargli vedere alcuni album di fotografie, così per passare il tempo. Aprite il primo ed è pieno di Polaroid solamente della vostra faccia. Voi che ridete, i vostri occhi, le labbra, faccetta a papera, imbronciati, di profilo, dall’alto, insomma un intero album di foto solo pieno di primi piani vostri. A quel punto, se il vostro amico fosse stato ancora sveglio, sono sicuro avrebbe trovato una scusa per andarsene e appena uscito avrebbe cancellato il vostro numero per sempre. Forse anche voi a quel punto vi porreste delle domande su voi stessi. A quei tempi si usava farlo ogni tanto, perché adesso non ce la fate più a farvi domande?
Mi ricordo c’era un tempo nel quale gli scrittori non li conosceva nessuno. C’era un nome sulla copertina alla quale non associare nessun volto, nessuna frase ad effetto. Pirandello non mi ha mai chiesto l’amicizia, eppure ho letto tutto di lui, eppure ha venduto milioni di copie senza postare mai una foto sua che guarda la spiaggia.
L’amore ostentato puzza di pesce marcio del mercato di Napoli. Apparentemente fresco, è nello sguardo nasconde il suo vero stato di decomposizione. La banalizzazione delle definizioni, l’illusione che tutto si possa descrivere in centoquaranta caratteri e un selfie abbracciati a una triglia. Nella Grande Scorreggia tutto fluttua in un unico pentolone dove ognuno di noi è un singolo fagiolo di un’immensa zuppa di fagioli. E’ inutile essere la patata più buona in una zuppa di fagioli.
A noi poveri tutto questo torna a vantaggio. Quale miglior cosa per un povero avere l’illusione di avere popolarità, sagacia, intelligenza e successo senza praticamente aver fatto nulla, senza essersi mosso dal divano. Avere la possibilità di scrivere nel sito ufficiale del Parlamento Italiano siete tutti ladri, era la perversione segreta di qualsiasi BR. Poter essere considerato un grande artista per aver pubblicato una foto con cento like di un murales sotto casa. Far innamorare migliaia di casalinghe con una foto al cesso e una frase rubata da chissà chi.
Questa estate vado a Cancun. Crepi l’avarizia.
Ho già trovato le coordinate su Google Earth.
E voi a fare la fila per un ombrellone a Torvajanica, pezzenti.

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