Maledetto inverno

di Roberto Albini

A Roma l’inverno inizia a settembre, quando i negozi cambiano le vetrine, e al posto di costumi e sandali espongono piumini e stivali. Fuori ci sono ancora trenta gradi, ma non fa nulla, è quello il segnale: l’inverno è alle porte. Come succede molto spesso quando ci si guarda allo specchio, si aprono gli armadi e si scopre che incredibilmente non c’è nulla per affrontare il grande freddo imminente. I maglioni, i cappotti, sembrano che fuggano d’estate, quando nessuno bada loro, per non fare mai più ritorno.
Si tolgono i piumoni dalle loro sacche trasparenti, e si stendono a far prendere aria, perché fuori il sole splende, la gente va al mare, e tutto intorno ricorda l’estate, se non fosse che l’inverno incombe, e con lui il freddo con le sue regole e le sue impellenze. A ottobre iniziano a girare le prime voci che questo è l’anno buono, che nevicherà, perché Roma non è come Milano: quando nevica è come fosse festa. La città si arresta, e tutti scendono per le strade vestiti come si trovassero in gita sul Monte Bianco, a giocare e a godersi quei due centimetri di neve annacquata nel fango e annerita dallo smog.
A novembre, a Roma, tutti sono pronti ad affrontare l’inverno. Abbiamo messo anche le catene per le ruote nel porta bagagli, che non si sa mai. E iniziamo ad attendere il suo arrivo.
A dicembre ancora si suda.
A gennaio l’inverno a Roma sembra solo un’altra attesa.
A febbraio, per quindici giorni, le temperature di notte scendono fino a meno uno, ma non nevica.
E tutti a sperare passi in fretta questo maledetto inverno.

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