Invece è tiepido

di Roberto Albini

C’è un marziano che da mezz’ora mi osserva dietro la finestra aperta.
Pensa non me ne sia accorto perché forse non sa nemmeno dove ho gli occhi, ma le sue antenne spuntano da sotto il davanzale, e quando respira produce un suono tipo le cicale.
Io e il ventilatore ci osserviamo per un secondo. La chiappa destra si è incollata alla finta pelle del divano, non posso alzarmi. Né lo farei per nessuna ragione al mondo. D’estate è più facile morire che alzare un braccio per salutare qualcuno.
L’aria bolle. Mi sento come un rigatone al sesto minuto di cottura.
Il marziano agita un tentacolo, chissà forse un segnale. Si fa coraggio, scavalca la finestra, si avvicina. Il ventilatore gli ringhia contro, ma lui deve essere disperato. Come me. Come tutti. Vada come vada, tanto alla fine finisce sempre.
Io rimango immobile; la chiappa un tutt’uno col divano, il cuore in attesa di una brezza, le voglie al nono minuto di cottura.
Allora il marziano fischietta.
E’ un tormentone del 1992, ma non ricordo il titolo.
Il ventilatore sibila, prova a intonare il ritornello, però si ferma dopo nemmeno una strofa.
Sposto l’unica chiappa libera per fargli spazio. Il marziano si siede accanto a me e tutti e due osserviamo il ventilatore.
Speravo fosse fresco il marziano.
Invece è tiepido.

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