La faccia degli altri mentre provano un orgasmo

di Roberto Albini

Chiudo un occhio e faccio rotolare lo sguardo sul mio dito che abbraccia il bicchiere dove da dietro il vetro, slabbrata dal ghiaccio, una ragazza si sta abbottonando il cappotto. Rimbombano i versi che fanno gli uomini quando si riuniscono in branchi. Pareti rosse e poster a buon mercato esplodono tutto intorno. Per fortuna ormai sono troppo lontani tutti, io stesso mi sento così distante da me che non potrò testimoniare al processo per il prossimo errore che commetterò. Dall’altra parte del tavolo, siedono due paia di ciglia affogate nel rimmel e polveri dai colori scuri che appesantiscono le palpebre e la serata. Da un cappotto, evidentemente di una taglia più grande, sbuca un bel collo bianco dal quale sboccia una testolina proporzionata dove qualcuno ha appoggiato sopra una manciata di peli biondastri. Anche con un occhio solo, riesce in qualche modo ad attrarmi. A causa della solita vanità, sono due ore che mi sta srotolando sulle ginocchia la sua esistenza, come glielo avessi chiesto, come fossi obbligato a entusiasmarmi della vita degli altri, o della sua in particolare, per dimostrare sintomatica sensibilità di maschio moderno. Diventa una gara di guai, la maggior parte delle volte, il tentare di incontrarsi.
Il mio occhio attraversa il bicchiere e punta dritto alla sua bocca dalla quale non proviene nessun suono, e senza che io lo voglia inizio a immaginarmi l’espressione che può assumere mentre prova un orgasmo. E’ una faccia buffa quella alla quale penso tanto che sorrido, però sbaglio i tempi e lei mi domanda cosa ho da ridere. Mi verrebbe da dirtelo, tesoro, che in fondo non lo so neppure io perché me lo sono appena scordato. Non riesco a trattenere un’altra risata, anzi non cerco nemmeno di farlo. Lei smette di parlare, ma io non di ridergli in faccia, allora s’innervosisce e forse si aspetta delle scuse.
Un ragazzo mi domanda se la sedia al mio fianco è libera. Il mio occhio, muto, lo scruta. Rimaniamo dieci secondi fissi uno sull’altro, poi mi alzo calmo e gli sparo un pugno in faccia. La ragazza al mio tavolo grida sommessa, quella che si stava vestendo si ferma di colpo, il tizio cade. Io lo guardo, lui mi guarda e mentre si tiene il naso con una mano, con gli occhi mi chiede spiegazioni, mi fanno male le nocche. Alzo le spalle e le sopracciglia allo stesso tempo.
Mi metto a pensare a come può essere la sua faccia mentre prova un orgasmo. Con quel naso mezzo spappolato è proprio comico, e rido.

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