Si sta come gocce di soluzione fisiologica sulla flebo

di Roberto Albini

La verità è che tutto dovrebbe essere fatto una volta sola. Una. E poi mai più. Come vivere. La prima volta è quella che conta, il resto è una pigra imitazione, un modo per non annoiarsi. Mi viene in mente la prima volta che fai l’amore ad esempio. Io me lo ricordo, ero eccitatissimo, sapevo che lo dovevo fare perché era tutto programmato, e l’attesa spasmodica dell’evento mi gonfiava le voglie e tutto il resto. Mi sono sdraiato su quel letto come se una volta che mi fossi rialzato sarei diventato una persona migliore, e quando le stavo dentro pensavo: “Cazzo lo sto facendo! Lo sto facendo!”. Ecco, non l’ho più fatto con quel trasporto, con quell’illusione, perché già sapevo cosa mi aspettava, e non dico non sia piacevole per carità, però non l’ho provato più quel sentimento di paura misto a mistero e gioia insieme che ho sentito la prima volta. Che se poi ci penso a quanto ho faticato per trovare una che me la dava, e com’è strano che ora quando me la danno mi viene da dire: “Cioè, sul serio hai solo questo da darmi?”.
Perché le cose, tutte le cose, vanno fatte una volta sola, è la legge della natura. La prima volta che ci si ubriaca, si è sempre in mezzo a un sacco di gente che sta come o peggio di te, si è giovani tutto sembra un gioco, tutto sembra eterno, e quando sballi con l’alcool ti senti invincibile e pensi che l’universo esista solo per permetterti di stare in quello stato. La cosa sembra divertente tanto che ridi e tutti quelli che stanno con te sono d’accordo perché ridono pure loro, anche se non hanno idea di cosa stai pensando. E allora lo rifai, per provar a ripartire per quel viaggio interstellare, e poi ancora, e ancora, ma non funziona più, l’astronave non parte, quindi non ridi e il fatto che non ridi ti fa venire il sospetto che non ci sia più un cazzo da ridere e la gente che ti sta intorno, che ha già smesso di ridere da un pezzo, te lo fa capire che non sei più divertente nemmeno per degli idioti come loro. Le serate si concludono piangendo, e tutto perché non hai seguito la regola di fare le cose una volta sola.
Devo recitarlo come un mantra. Devo cercare di non scordarmelo mai. Una volta sola. Una volta sola bisognerebbe scendere in piazza, incazzati neri contro tutto e tutti, con la voglia di ribaltare il mondo come fosse un calzino usato, guardarsi intorno, vedere la massa di compagni al tuo fianco muoversi come un corpo solo, con in mente solamente di rendere questo posto almeno decente. Quando lo facevo io, si alzavano i pugni al cielo, si cantava “Bella Ciao”, ed eravamo tutti forti della nostra forza e della potenza delle nostre idee. Tornavi a casa, e ti sentivi di aver contribuito al miglioramento della società, la coscienza a posto come quella di un partigiano che sgozza un fascista, con la consapevolezza di aver fatto il tuo dovere. Pensavi di averglielo dimostrato quanto fa paura il popolo quando si unisce. Ma poi il giorno dopo non è mai cambiato un cazzo. Anzi è pure peggiorato, e di tanto. Allora ci ho riprovato a fare questa rivoluzione, una, due, tutta l’adolescenza, tutta la giovinezza, e quando adesso vedi questi scemi che ancora fanno questo rito senza senso di raggrupparsi come un gregge qualsiasi ad abbaiare contro non sanno più nemmeno cosa, non ci credi che le cose il giorno dopo cambieranno, lo sai che il popolo non spaventa più nessuno. Ti immagini in casa di un ricco qualsiasi una bambina che accende il suo televisore al plasma dove trasmettono un’altra manifestazione, e lei che urla: “Mamma, mamma, guarda ci sono di nuovo i poveri che fanno baccano!”.
E come dimenticare la prima volta che qualcuno dice di amarti. Te la ricordi, perché è l’unica volta in vita tua che ci credi. La seconda volta è già diversa. Tu lo sai che mentre te lo sussurra all’orecchio quella ci crede veramente ma sai pure che non durerà, come un’erezione dopo una bella scopata. Un “ti amo” con contratto a tempo determinato non affascina come quello che si reputa eterno. Eppure non ci si ferma. Si continua a ripeterlo anche se tutte le volte ricordarsi di cosa si sta parlando diventa sempre più difficile. Alla fine smetti pure di dirlo, per imbarazzo, o per pudore.
In quei casi allora, meglio fare un sorriso, ma uno solo, mi raccomando, perché il secondo già sembra una presa per il culo.

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