Riceviamo e pubblichiamo – 2. Annusami

di Roberto Albini

Gentilissima Redazione,
vivo in un quartiere residenziale, nella periferia Nord di Roma, in una casa di duecento metri quadrati con giardino, insieme a mia moglie, Virginia, e un cane, Giuda. Sono sposato da ventidue anni e siccome non abbiamo avuto figli, per motivi che non sto qui a spiegare, lei ama includere anche l’animale nelle cerche parentali, tanto che arriva a definirci “famiglia”. L’aver elevato a ruolo di parente intimo la bestia, ha implicato automaticamente una forma di atteggiamento materno da parte di mia moglie nei suoi confronti. Questo vuol dire che quel cane va in giro l’inverno con un maglioncino verde e l’estate con una maglietta a righe; vuol dire che Virginia è costantemente pendente di quello che mangia, quando mangia, quanto mangia; è in costante auscultazione di ogni più piccolo vibrare del suo corpicino, di ogni respiro, nell’eterna ricerca di una probabile malattia.
Devo dire che all’inizio non era così. Quando l’abbiamo comprato il comportamento di mia moglie era normale. Certo qualche attenzione, perché era cucciolo, però ancora conservava i suoi interessi, le sue abitudini. Dopo, lento come il rotolare di un grande masso, mano a mano che il cane cresceva, ha iniziato a cambiare. Per esempio il tempo delle passeggiate è aumentato. Mia moglie esce regolarmente tutti i giorni due volte al giorno sempre agli stessi orari: all’una del pomeriggio, e alle venti della sera. I primi tempi erano uscite da venti minuti, al massimo mezz’ora, adesso siamo arrivati a due tre ore a volta. E quando rientra ha uno sguardo indifferente, come si trovasse in un altro posto. Non mi saluta neanche, sono diventato invisibile per lei. Io la spio con molta attenzione. Guarda Giuda negli occhi, e poi lo bacia. Il cane scondinzola, le si getta addosso, eppure dovrebbe essere stanco ha passeggiato due ore e invece no, ha ancora la forza per saltare, e cercare con la lingua le sue labbra.
Proprio a causa di questi gesti, amabile Redazione, ho iniziato a vedere la situazione da un altro punto vista. Calcolate che è accaduto tutto molto lentamente, come un viaggio spaziale verso un pianeta sconosciuto, tutto sospeso senza gravità, in un’attesa silente e buia. Goccia dopo goccia le situazioni si diluiscono in piccoli cambiamenti fino a quando le cose scivolano dalle mani, inafferrabili. Una volta tornai a casa all’improvviso, per un imprevisto, e li trovai tutti e due nel letto. Lei appena coperta dal lenzuolo, con i capelli disfatti e lo sguardo lascivo, lui possente sopra di lei, agitando la coda mentre mi fissava sicuro. Un’altra volta, invece, li sorpresi sul divano a far finta di giocare, avvinghiati come fossero adolescenti in calore. Il traditore ce l’avevo dentro casa e non me n’ero mai accorto.
La mia vita a quel punto si trasformò presto in sospetto e attenzione, come quando si guida sul Grande Raccordo Anulare. Fu facile, una volta scoperta la tresca, trovare prove dell’adulterio. Erano tutte ben visibili intorno a me, e allo stesso tempo nascoste dal velo della quotidianità. Quei messaggi di mia moglie sul cellulare a un certo Enzo, tutti entusiasti perché usciva a “passeggiare” con il cane. E io me la ricordo, ora, tutta agghindata e truccata per andare con Giuda ed essere libera finalmente di consumare la sua passione insana. Poi una sera li ho ascoltati mentre parlavano, tra di loro, bisbigliando nel bagno. Lei gli diceva che non ce l’avrebbe più fatta a sostenere la situazione, che voleva lasciarmi, e che sarebbero andati via. Lui abbaiava mentre mia moglie si sfogava, e posso immaginare che scondizolava felice mentre io dietro la porta piangevo.
Ieri Virginia è uscita a passeggiare con l’animale, e non è tornata a casa per la notte. E’ ritornata stamattina alle otto. Ha suonato al campanello. Era mezza ubriaca, aveva il trucco sbafato e Giuda in braccio che le leccava il collo, senza rispetto. Mi ha sorriso senza dire nulla, e si sono buttati in camera da letto.
Gentile Redazione, vi scrivo per avvertire qualcuno che sono arrivato alla fine di quel viaggio nello spazio. Non manca l’aria, ma mi sento così impotente: io sono solo un uomo e lui è un cane.

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