Riceviamo e pubblichiamo – 1. Superare l’urlo del cane

di Roberto Albini

Cara redazione,
mi sono tagliato le unghie delle mani sabato scorso, alle venti e diciassette, me lo ricordo perfettamente perché prima di iniziare mi sono tolto l’orologio e ho dato uno sguardo all’ora. Fuori il cane della vicina abbaiava come ogni giorno in quella fascia oraria: vuole uscire, sgranchirsi, ma la sua padrona ha un amante, lo sanno tutti qui nel palazzo, fa il benzinaio all’incrocio qui vicino. Così tutte le sere prima di tornare a casa passa da lei, che in questo modo trascura il cane e lui ulula. E’ come un meccanismo. Non salta una sera il benzinaio. Bella tempra.
Dunque, evidentemente non mi sono mai informato a proposito dei tempi di ricrescita delle unghie umane. Mi baso sull’esperienza, diciamo, e sul mio personale concetto di igiene. Però posso affermare abbastanza sicuramente, che le mie unghie delle dita delle mani raggiugevano normalmente la lunghezza adeguata per essere di nuovo tagliate, dopo circa una settimana. E invece lunedì mi sveglio con le unghie già sufficientemente lunghe per essere scorciate. Io per la lunghezza delle unghie ho una specie di mania. Quando ero piccolo in televisione c’erano tutti questi gruppi anni Settanta, con costumi appariscenti, parrucche da circo, e le donne, quasi tutte di colore, indossavano delle unghie finte lunghissime e sgargianti, che ai miei occhi fanciulli sembravano quelle delle streghe. Credo che sia per questo motivo che ora ho questa mania per le unghie lunghe, o appariscenti. Molto meglio le mani di una donna che se le mangia, e anche io, che non ho questo vizio, le accorcio così tanto che potrebbe sembrare io me le morda. Dicono che la psiche umana sia complicata, ma secondo me è solo un contenitore di abitudini.
Sarà per questa inspiegabile repulsione che abbiamo a considerare possibile l’impossibile, che ho sottovalutato la strana ricrescita. Non ho proceduto come avrei fatto di solito, a ristabilire le giuste proporzioni, ma ho lasciato correre, anche un po’ per la fretta, come al solito, e sono uscito pensando mi aspettasse solo il solito giorno che si ripete da non so quanto tempo e che varia solo negli orari durante i quali succedono gli imprevisti. Ma pure gli imprevisti sono sempre i soliti due o tre. Cambiano semplicemente il loro colore, come le foglie sugli alberi durante le stagioni. Invece, ieri verso le cinque del pomeriggio, mi rendo conto che le unghie mi sono scresciute di almeno tre centimetri, tanto da rendermi scomodo afferrare una penna.
Mi guardo le mani e fanno schifo con quegli artigli grigi. E’ una cosa assolutamente innaturale, non posso far finta di nulla. Scrollo con la mente una serie di possibili patologie con questi sintomi, e mi vengono in mente solo quelle storie assurde di quelle trasmissioni assurde americane sulle persone che hanno malattie deformanti. Ripenso all’uomo albero, alla sua pelle che si è espansa e indurita come una corteccia, e penso a che genere di vita sia quella di un uomo-pianta. Sono momenti concitati. Li ricordo a flash di pensieri, immagini poche. Perché mi sono cresciute le unghie e non le ali?
Decido di far finta di niente. La gente mi osserva disgustata ma io la ignoro. Attendo finisca la mia giornata di lavoro cercando di comportarmi come se non avessi dieci coltelli di fine cartilagine lunghi dieci centimetri conficcati nelle dita. Sono tipo un supereroe. Quando arrivo a casa le unghie già mi arrivano alle ginocchia. Fuori il cane della vicina ulula, la vicina anche, e io non so cosa fare. Adesso crescono a un ritmo visibile a occhio, sembra acqua che esce da una fontana, ed è inutile urlare se il cane urla più forte di me.
Che non ci sia più nulla da fare?

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