Perché ti batte il cuore?

di Roberto Albini

E’ tardi. Nel vagone ci sei solo tu. Così stendi le gambe, ti afferri la nuca e rilassi il collo. Chiudi gli occhi, tiri un lungo sospiro poi, nello stesso modo in cui scatti incontrollato un attimo prima di addormentarti, ti tasti nervoso le tasche per verificare ci sia tutto. E c’è tutto. Ti rilassi. Mancano appena due fermate poi ti ritrovi a casa, sotto le coperte, al caldo, al sicuro, alla monotonia che protegge. E non desideri altro che rallentare il tempo. Per questo dormi poco: per ritardare l’arrivo del domani. Il tuo sguardo annoiato perlustra gli angoli sudici del vagone, sorvola i pezzi di giornale abbandonati sui sedili e prova a decifrare gli scarabocchi inutili sulle pareti. Poi le porte si aprono, ma non entra nessuno. Guardi fuori pigramente appena attratto dal nuovo spettacolo, però c’è solo la mancanza ad attendere la metro questa sera.
Proprio in quel momento all’improvviso tutti gli organi del tuo corpo iniziano a premere verso un’unica direzione vogliono uscire e spingono, spingono, ti viene da vomitare rimandi indietro il respiro sperando di arrestare quella fuga ma ormai è tardi ti gira la testa tremi e pensi che questa è la morte e che ti è venuta a prendere proprio qui in un cazzo di vagone che lo sapevi che fumi troppo che le analisi non le hai mai ritirate che tua madre te lo aveva detto.
La voce nell’altoparlante dice: “Per chi ti batte il cuore?”.
La voce nell’altoparlante dice: “Perché ti batte il cuore?”.
Sudi. Ti fai strada con le mani attraverso i vestiti che sembrano cobra intorno al collo e la metropolitana assomiglia a una grande tomba sporca per questo pensi di uscire perché l’uscita è proprio lì a meno di un metro dal tuo corpo a più di un milione di anni luce dalle tue possibilità. E mentre ti chiedi se è questo quella che chiamano paura pensi che la puoi controllare se non fosse per quella maledetta troia che continua a gracchiare dall’altoparlante domandandoti:
“Per chi ti batte il cuore?”
“Perché ti batte il cuore?”
Poi le porte si chiudono e il treno riprende la sua marcia zoppa.
Ti guardi intorno anche se sai di essere solo. Ti ricomponi, ti aggiusti i capelli, ti sistemi i vestiti. Osservi in silenzio il tuo riflesso sul finestrino nero e quasi non ti riconosci.
Ti rimetti composto, seduto al tuo posto. E attendi.
Serio.
La tua fermata.

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