La verità di un fumatore

di Roberto Albini

Questo è uno di quei discorsi che non puoi fare a tutti. No. Anzi te lo dico subito: se sei uno di quelli che un giorno ha deciso di seguire le abitudini alimentari di una libellula, passa oltre. Smamma. Tanto non puoi capire. Anche se sei un difensore dei diritti del pomodoro, che professi le proprietà cancerogene della carne, e poi t’ingozzi di zucchine coltivate sopra ex discariche abusive, o nell’orto sicurissimo di zia dove sotto scorre una falda acquifera che passa accanto alla fabbrica di disintegratori di mammiferi. Ecco anche tu. Lascia perdere. Abitiamo su due pianeti diversi, lontanissimi. Sul tuo i suoi abitanti campano centotrenta anni, magri come bacchette cinesi e la vitalità di una spugna da bagno, ma prima o poi crepano. Nel mio si muore presto, di cose orribili come il colesterolo, la cirrosi epatica, il cancro ai polmoni. Ma col sorriso sulle labbra.
Storci il naso. Ti ho visto, e questo mi dà ragione. Non puoi comprendermi, perché per capire un fumatore devi accettare la sua parte di verità, che è obiettivamente una verità, proprio come la tua. Ti faccio un esempio.
Tu dici: “Ti avveleni i polmoni”, e il fumatore ti risponde: “Anche tu ogni volta che esci da casa”. Tu dici: “Ogni volta che accendi una sigaretta accorci la tua vita”, e il fumatore: “Anche tu ogni volta che respiri”. Non sono menzogne, sono un lato della verità. La verità di un fumatore.
Alle persone, in genere, dà fastidio la nostra dichiarata azione di autodistruzione. Questa cosa li fa impazzire, non ci arrivano proprio e tutto ciò solo perché si fissano sulla loro fetta parziale di verità. A causa di questo atteggiamento a volte si arriva al paradosso che un fumatore può venire rimproverato da un amante della velocità al quale hanno appena ritirato la patente per aver superato di centocinquanta chilometri orari il limite, o da uno che frequenta regolarmente le prostitute. Persino chi assume droga ci accusa di ucciderci lentamente senza nemmeno provare un poco d’ebrezza.
Di solito in un dialogo tra fumatori e non fumatori, mancano poi delle regole base dalle quali far dipanare tutto il ragionamento. Nessuno, per esempio, ha mai stilato una classifica condivisa delle cose che danneggiano la vita. Tu dici: “Fumare peggiora la qualità della tua vita”, e il fumatore risponde: “Anche prendere la metropolitana a Roma, ma non ho mai visto nessuno rimproverarmi perché salgo su una metro”. Su questo sottovalutare le verità dei fumatori, si è sviluppata tutta una campagna mediatica, che non fa altro che stimolare la naturale propensione del fumatore a opporre alle verità stereotipate la propria versione, per lui reale, delle cose. Quando compro un pacchetto di sigarette e leggo: “Il fumo danneggia la tua salute e quella di chi ti sta intorno”, penso sempre: “Anche la disoccupazione, e pure se non lo scrivete da nessuna parte”.
Non si deve sottovalutare nemmeno il fatto che questa classifica potrebbe cambiare nel tempo, e che ha bisogno quindi di essere continuamente aggiornata. Una volta mi ricordo alle comunioni, ai matrimoni, o comunque in tutte le occasioni in cui ci si riuniva in più di tre persone, queste sale attufate, la luce soffusa da una densa coltre grigiastra. E i ragazzini, compreso io, giocare beatamente, come nulla fosse. Adesso appena tiri fuori il pacchetto dalla tasca, le madri agguantano i loro pargoli manco stessero per essere attaccati dalla tigre del Bengala. Ti guardano con una faccia come per farti capire che solo il fatto di aver pensato di poter fumare in presenza di minori, ti degradi al pari del mostro di Scandicci. Poi tornano a casa e li piazzano davanti a Peppa Pig o al Game Boy tutta la sera mentre chattano con le amiche.
Il fumatore non è contento di questa cosa, di questa ingiustizia per la quale le verità dei molti sono le uniche verità che valgono. Un fumatore quando frequenta un locale, per esercitare il proprio vizio è costretto ad uscire, qualsiasi sia la temperatura o le condizioni atmosferiche, e una volta in strada si ritrova un SUV che sta scaldando il motore col tubo di scappamento rivolto verso la sua faccia. Il fumatore allora se lo domanda, insomma, dove sta la giustizia.
Se la società vuole io sia perfetto secondo i suoi canoni, allora anche la società deve esserlo rispetto agli stessi. Altrimenti si può scendere a patti, trovare un punto d’incontro. Per esempio.
Io smetto di fumare, voi di costringermi a lavorare per campare.

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