L’eleganza della mancanza

di Roberto Albini

Per la domenica, mi vesto bene.
Indosso le mie mancanze con disinvoltura e pazienza, senza badare a come accosto i loro umori. Non si nota, in fondo, che sono di seconda mano: le porto in giro con eleganza, come un vecchio conte decaduto e il suo monocolo. Ogni fine settimana, le metto in lavatrice sperando che vadano via le macchie di noia, poi le stiro, usando gli insegnamenti che fecero di mia nonna una gan donna, e di mia madre un’insoddisfatta.
Me le infilo piano, cercando di non scucire gli orli della pazienza, sperando che ancora mi entrino, nonostante io sia cresciuto e loro no. Quindi mi guardo allo specchio, assumo pose plastiche girandomi per vedere se mi invecchiano di più, o se mi facciano apparire più vuoto.
Poi mi allaccio lo sguardo, mi pettino i ricordi ed esco.

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