Lettera ad Actarus

di Roberto Albini

Caro Actarus,

da quando te ne sei andato, inutile te lo nasconda, qui è successo un casino. E non pensare che questa sia la solita lettera del fan mitomane che fa il piagnone e ti disturba per nulla. Ti faccio un esempio: te la ricordi la fattoria, in Giappone, dove scorrazzavi con il cavallo, per le praterie, insieme a Venusia, e che poi vi fermavate, in riva a un ruscello, tu tiravi fuori la chitarra e, giustamente, cantavi quanto era bella la Terra e quanto era importante combattere per preservare la vita su questo pianeta? Bé, adesso la fattoria non c’è più. Nemmeno la prateria. Nemmeno Venusia. Stai calmo: Vega non c’entra nulla stavolta, siamo stati noi. Un paio d’anni fa è saltata in aria una centrale nucleare e, come posso dire, non ci crescerà mai più nulla di “naturale” in quel posto. Mi dispiace.
Perdonami se uso toni crudi, ma questa è la realtà, e voglio tu sappia.
Piangemmo tutti quando ti vedemmo sparire nel cielo stellato verso la tua patria, per sempre. Ci abbandonasti al nostro destino e noi non potemmo far altro che accettare la tua decisione, legittima, di far ritorno sul tuo pianeta. Molti di noi crebbero con il tuo mito scolpito nel cuore, però successe che l’eco dei tuoi insegnamenti perderono risonanza nelle giovani generazioni. Più passava il tempo, più sembrava che il ricordo di quello che eri stato, delle battaglie che avevi vinto rischiando la tua stessa vita, fosse poco più che leggenda, sogni di visionari nati e cresciuti molto, molto tempo fa. Per il principio che è impossibile parlare del proprio amore per convincere qualcuno ad amarti, quei pochi di noi che furono capaci di mantenere il tuo ricordo nel cuore rinunciarono a spiegare alle persone le ragioni della veridicità della tua esistenza. E fu così che di te rimasero solo le figurine a due euro in un’inserzione su Ebay.
Io sono uno di quelli che non ha mai dimenticato cosa hai fatto per noi, quale impulso sei stato per le nostre coscienze e quanto hai influito nell’evoluzione del pensiero razionale sulla Terra. Hai lottato per noi, per tutti noi, senza distinzione di razza o di classe sociale, hai difeso i colpevoli e gli innocenti, gli atei e i credenti. Ci hai insegnato che per sopravvivere dobbiamo rimanere uniti sotto un’unica bandiera che è quella dell’umanità, e che l’unico bene per il quale vale la pena battersi è quello del nostro pianeta.
Ebbene, Actarus, Principe della Stella Fleed, tutto ciò adesso è perso tra gli sguardi vuoti della gente che brancola senza più direzioni certe, in cerca di quello che gli manca, ignorando quello che ha, adorando quello che hanno gli altri. Si è edulcorato nel qualunquismo di una battuta qualsiasi il dibattito a proposito del nostro futuro e tutto si è abbassato a un mesto rimuginare su quello che dovrebbe essere e non è. Non siamo cattivi Actarus, e tu lo sai. Ci siamo solamente persi, abbiamo solo bisogno di un consiglio per trovare l’uscita giusta. Capisci?
Non ti sto chiedendo di tornare per combattere di nuovo, no. Voglio che riprendi in mano quella chitarra, e ci canti quanto è bello vivere su questo pianeta. Ricordacelo tu Actarus quanto è bello vivere, perché qui non se lo ricorda più nessuno, nemmeno io.
Ecco, Actarus, sinceramente, non volevo buttarla così sul pesante. Insomma, che ti costa, fatti un giro, vienici a trovare, poi magari ci pensi un po’ su e…
Va bene Actarus, quando vuoi.
Senza impegno.
Ciao.

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