Buon appetito (X – Cosa mangiano i facoceri)

di Roberto Albini

Quando esco dal palazzo il sole sta tramontando. Mi guardo intorno cercando Giuseppe e quando lo trovo lui sta dietro una siepe, steso per terra, rotolandosi mentre gioca con un cucciolo di facocero. Sono così tante le cose assurde che mi sono capitate in questi pochi giorni, che nemmeno mi stupisco più di tanto. Il mondo, negli ultimi tempi, mi pare un bambino in vena di capricci, ed è normale che non mi stimoli nessun tipo di curiosità. Giuseppe mi nota e si rialza pulendosi la terra dai vestiti con le mani. Il facocero non si accorge che la situazione è cambiata e continua a zompettargli intorno tutto eccitato. Scuoto la testa. “Che dovevo fare?”, mugugna Giuseppe, “Mi stavo annoiando, e lui è così simpatico… Com’è andata?”. Mentalmente riavvolgo il nastro degli eventi nell’intento di riassumere gli accadimenti, anche se mi rendo conto che è quasi impossibile risolvere tutto in poche battute.
“Il nano…”, mi sembra un buon inizio, in fondo è il principio, ma Giuseppe mi ferma subito: “Quale nano?”.
“Insomma, il bambino che non è un bambino, quello con la pistola…”
“Una pistola?”
“Sì esatto, mi ha dato del coglione…”
Lui mi guarda accigliato, il facocero mi gira intorno alle gambe e di tanto in tanto mi colpisce piano un polpaccio per spingermi a giocare.
“Insomma, il bambino è un nano ed è la guardia personale di Ugo Pizzi. Si chiama Dodo”.
“Dodo…”, mi fa eco Giuseppe.
“Sì, Dodo ha detto che sono un coglione e io non sono riuscito a smentirlo. Ci ho provato Giuseppe, ho cercato dentro di me la prova che non lo sono, per dimostrarglielo, ho cercato pure di incazzarmi. Ma in verità credo solo di essere arrivato alla conclusione che Dodo ha ragione. E’ stato abbastanza tragico rendermi conto di questa realtà”.
Il facocero grugnisce mentre saltella da una parte all’altra. Gli do un calcio per allontanarlo, ma quello non si arrende e continua ad agitarsi. Giuseppe guarda il cucciolo e poi me. Forse sta pensando che gli piacerebbe continuare a rotolarsi nel prato con la bestiola. Giuseppe preferisce un facocero alle mie confessioni intime. Un’altra prova della mia inutilità.
“Voglio dire, ecco…”. Di nuovo il cervello gira a vuoto. Più cerco di descrivere quello che sento più mi intrigo in un gomitolo di considerazioni del quale mi è quasi impossibile districarmi.
“Giuseppe ho ripensato alla mia vita, a tutto quello che ho fatto, cioè quello che non ho fatto. Lo studio, questa città, tu, io, la mia età…”
“L’età non c’entra niente: siamo giovani noi, te lo sei scordato?”
“No Giuseppe, non siamo giovani, non lo siamo più da tanto”.
Il facocero scorreggia, Giuseppe si aggiusta la cresta sputandosi sulle mani.
“E’ così. Il tempo è passato, anche se abbiamo sempre fatto finta di niente, e adesso mi manca il fiato se penso che ormai è tardi per rimediare all’ignavia colpevole con cui l’abbiamo, cioè l’ho trattato”. Giuseppe prende in braccio l’animaletto e lo accarezza mentre mi osserva muto. Attende io prosegua.
“Comunque, subito dopo è entrata una ragazza. È norvegese, ed è stata lei a pagarmi facendomi pure i complimenti”.
“Ecco lo vedi? Lo vedi che non sei un coglione? Sei un artista tu altro che storie…”
“Quella ha fatto i complimenti alla sua idea, a se stessa, io non ho fatto nulla, non avrei mai realizzato il logo di un ristorante usando un piede, lo sai. Comunque si chiama Eva. Ha degli occhi bellissimi, un sorriso raggiante e soprattutto due tette gigantesche. Mi ha fatto un discorso che non ho afferrato completamente. Dice che anche grazie a me le cose cambieranno, e in meglio. Ha detto di non aver paura perché il futuro è già arrivato, ed è ricco di novità per tutti noi”.
“E cosa è che non hai capito?”
“Il futuro non si annuncia Giuseppe, il futuro fa tutto da solo. Tutte le volte che qualcuno presagisce il domani in verità sta solo immaginando, perché nessuno conosce quel che sarà”.
“Non ti seguo…”. Il facocero ne sgancia un’altra. Cosa mangiano i facoceri? Topi morti?
“Non fa nulla Giuseppe. Sono cose mie. Alla fine mi ha regalato questo.” Dalla tasca dei jeans tiro fuori un piccolo piede, è d’oro e su ogni unghia è incastonato un diamantino.
“Fico!”.
“Eva dice che è questo il nostro futuro.”
“Un piede?”
“E’ questo che non ho capito: questa gente sembra essere ossessionata dai piedi. Che vuol dire secondo te?”
Giuseppe alza le spalle e la bestiola gli sbava sul braccio.
Il sole ormai è quasi scomparso dietro Monte Manate. Chissà se domani risorge. Chissà se mi stupirei di non vedere più il sole risorgere.

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