Buon appetito (I – Breve storia di Manate)

di Roberto Albini

Di Manate si conosce esattamente la data della sua fondazione: 16 gennaio 1958. Il suo nome lo si deve a colui che rese possibile la sua nascita, Pier Giorgio Manate, ricco e intraprendente imprenditore del varesotto, noto soprattutto per aver inventato la brugola torta. E’ proprio grazie a questa sua intuizione che, ad appena diciannove anni, lascia l’officina meccanica del padre per andare in cerca di fortuna a Milano. E la incontra. Pier Giorgio riesce a conoscere Manuele Boffi, assessore democristiano, al quale consegna i disegni del suo progetto. Boffi non ci capisce nulla, ma rimane colpito dai modi sicuri di Manate, e decide di esporre le idee del giovane varesino a Mons. Predilli, della diocesi di Paderno Dugnano il quale come Boffi non capisce subito l’importanza della scoperta. Infatti, ci vorranno altri due consiglieri e un assessore regionale, prima che il carteggio di Pier Giorno Manate giunga nelle mani di Vittorio Rio, capo sezione Opere Edili della circoscrizione distaccata di Senago. Rio rimane sbalordito, e propone subito a Manate di entrare in società, al cinquanta per cento. Il ragazzo accetta e dopo meno di un anno la brugola torta è finalmente realtà.  Non mi dilungo sull’apporto che ebbe tale invenzione nel campo dell’agronomia meccanica, vi basti solo sapere che Pier Giorgio Manate, a soli ventiquattro anni, era diventato ricco sfondato.
Ricorrendo ad amicizie poco legali, Manate fa rapire la figlia di Rio, costringendolo così ad abbandonare la società. Rimasto solo a capo dell’impero, il varesino può finalmente espandere le sue mire. Acquista un porto in Grecia molto fruttuoso, i cui guadagni rinvestirà quasi interamente in beni immobili. Ma non è ancora soddisfatto. In preda a un vero e proprio delirio di onnipotenza, decide che in qualche modo il suo nome dovrà rimanere nella storia in eterno, e non solo per i pochi addetti ai lavori che conoscono la brugola torta. Presenta domanda scritta al comune di Roma per poter costruire un arco di trionfo in zona Acqua Bulicante, che gli verrà negato nonostante l’appoggio di Mons. Aquilani della diocesi di Albano Laziale. Ci riprova dalle sue parti, a Melzo, cittadina in provincia di Milano. Di notte, abusivamente, nella centralissima Piazza Giuseppe Garibaldi, fa gettare le fondamenta di quello che, secondo il suo progetto, doveva essere una torre gugliata, copia esatta di quella che svetta nel castello di Van Zousher  in Germania. Il piano viene però scoperto da un vigile urbano che lo denuncia ponendo fine al losco progetto. Arresosi all’idea che non riuscirà mai a costruirsi un monumento personale in un luogo abitato, Manate cambia completamente genere e si compra una montagna che battezza col suo nome: Monte Manate. Il monte, facente parte della catena preappenninica dei Bruzi, è alto  mille e sessantasette metri e fa parte tutt’oggi dell’unica attrazione di Manate città.
Infatti, appena concluso l’affare, Pier Giorgio viene a sapere che la valle sottostante la sua montagna è disabitata. Non riesce a tollerare che il suo “gioiello” sia privo di spettatori, così si compra la valle, e inizia l’edificazione di Manate. Manate è situata nel punto esatto dell’Italia dove si incrociano i confini di Umbria, Lazio e Abruzzo. La causa legale per assegnargli la regionalità è durata anni, ed è costata all’imprenditore quasi quanto il paese stesso. Poi alla fine si è deciso che la cittadina appartenesse al Lazio, con grande dispiacere degli umbri e degli abruzzesi. Manate stesso progettò Manate, in collaborazione con un architetto svedese, Krog Nulsen. Si dice che Nulsen, dopo che Manate venne costruita, abbia deciso di convertirsi Hare Krsna, e partire per l’India. Anche se questa tesi non è avvalorata da nessun documento certo, resta pur sempre il fatto che dopo quell’opera nessuno lo vide, né lo sentì più.
Manate fu costruita seguendo un rigido schema romano: tutte vie parallele a formare quadrati abitati. Manate tracciò una linea proprio al centro del paese, che doveva fungere da spina dorsale da dove poi far diramare tutto il resto della città, e la chiamò Corso Manate. Corso Manate tagliava Manate in due metà precise e arrivava, a Nord, fino al lago Manate, artificiale, e a Sud fino a Manate Inferiore, quartiere dormitorio di Manate eretto per creare alloggi agli innumerevoli operai che lavorarono alla costruzione della città. Al centro di Corso Manate, c’era Piazza Manate, al cui interno sguizzava la splendida Fontana Manate.
Il massimo splendore, Manate lo conobbe sul finire negli anni Sessanta, quando Invernizzi decise di girare un Carosello proprio nel paesetto laziale. Orde di turisti vennero a visitare il monte che si scorgeva da dietro una bambina che si mangiava un formaggino, e che alla pubblicità sembrava quasi il Monte Bianco. Poi qualcosa iniziò a incrinarsi.
Pier Giorgio Manate muore nel suo attico con vista Piazza Manate, a causa di un infarto repentino quanto inaspettato. Gli succede suo figlio, Oronzo Manate, giovane rampollo della famiglia, che abbandona gli investimenti nella brugola torta che considera obsoleta e concentra tutti i suoi sforzi per produrre il calcolatore a vapore. Sfortuna volle che proprio in quel periodo uno studentello americano, certo Bill Gates, inventò il personal computer, elettrico, che a sorpresa di tutti gli studiosi del settore ebbe più fortuna della macchina di Manate Jr. La famiglia Manate cadde in disgrazia economica. Dovettero addirittura vendere l’attico, per cercare di tamponare tutte le richieste dei creditori. Manate città iniziò in quel periodo la sua lenta e inesorabile decadenza, fino ai giorni nostri.
Ma non è di Manate che voglio raccontarvi.

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