I viaggiatori – 3. L’ispezione

di Roberto Albini

Vitale rinviene dal sonno appena dopo il primo colpo. Si aggiusta il berretto, stordito, cerca il fucile mentre qualcuno dall’altra parte della porta continua a sbattere gridando: “Vitale! Disgraziato! Me la vuoi far fare questa ispezione!”. Vitale guarda l’orologio, sono le due e un quarto della mattina.
Si riprende del tutto, imbraccia il fucile e si dirige veloce ad aprire, accennando un inchino. L’uomo che si trova di fronte, è alto la metà di lui. Indossa un camice bianco, che sul suo corpo pare essere di almeno due taglie più piccole, tanto è teso nello sforzo di contenere il grasso in eccesso. Ha la testa rasata a zero, ma una leggera ricrescita fa intravedere laghi di cute assolutamente glabra, che luccicano sotto la tenue lampada al neon. Entra scansando la guardia con una mano, senza nemmeno salutare, portandosi al centro del piccolo ingresso ottagonale dove fino a pochi minuti fa Vitale stava dormendo. “Allora Vitale, qui andiamo male lo sai vero?”. Vitale abbassa lo sguardo. “Vitale lo sai che mica ci si può addormentare durante una guardia ai Saloni di Contenimento, vero che lo sai? Ma come! Tua zia si è raccomandata tanto, che sei un bravo ragazzo, che sei uno sveglio, e tu che fai? Il terzo giorno di lavoro già mi ti addormenti? Ma sono cose da pazzi…”. Vitale continua a guardare il pavimento. L’uomo basso e calvo, invece, agita le braccia in aria con grande teatralità. “Va bene Vitale, cazzo. Facciamo che non lo fai più? Facciamo che non ho visto niente. Per questa volta.” Vitale rialza gli occhi, annuendo. “Dai, andiamo a fare questa ispezione, forza, che ho pure mal di testa”.
Vitale scatta davanti all’Ispettore andando a infilare la mano destra dentro uno scanner digitale che, lampeggiando, fa scomparire dentro il pavimento una grossa porta di metallo. Dietro appare un corridoio lunghissimo, il tetto è bianco fluorescente e dentro c’è così tanta luce da far scordare la notte. Vitale si dispone repentino al lato destro del portale. L’Ispettore si aggiusta il camice, getta un’occhiata vaga in giro come cercasse qualcosa, poi fa un cenno col capo. Vitale afferra il fucile con tutte e le braccia e, marciando, fa strada al suo superiore.
“Vitale, qui c’è un odore strano, Vitale! Vitale, tu hai fumato!”, Vitale scuote piano la testa senza nemmeno voltarsi. “Fermati vigliacco. Tu hai fumato! Ma che vuoi fregare a me? Io quando tu ancora stavi a trastullarti col Tamagogi, io fottevo femmine! Fumavo pure con le orecchie Vitale! Che vuoi fregare a me!”. Vitale riabbassa la testa. “Vitale, per dio, lo vuoi capire che qui cacciano a te, ma pure a me se si accorgono che fai come cazzo ti pare? Io ti… Va bene. Va bene. Finiamo questa merda d’ispezione e poi ne riparliamo…” Vitale si gira di scatto e continua la sua scorta.
Ai lati del corridoio, ci sono dei vetri enormi, delle finestre, serrate da pannelli bianchi che impediscono di capire cosa celano. C’è un apparente silenzio, quel tipo di silenzio che non appartiene alla natura, fatto di ronzii dell’elettricità che lavora nascosta e di ticchettii metallici.
L’Ispettore si ferma di colpo. “Vitale aprimi questa, voglio ispezionare questa”. Vitale annuisce, poi infila l’indice in una piccola fessura sulla parete plumbea, e il pannello inizia ad alzarsi. Dall’altra parte le ombre della prima luce che filtra dal vetro, disegnano i tratti di una moltitudine informe, strisciante. Si intuisce che c’è  qualcosa di vivo, ma non si percepisce bene di cosa si tratti. L’Ispettore ordina a Vitale di accendere l’illuminazione, ma anche ora che già dovrebbe poter distinguersi qualcosa, quello che riposava in quella stanza, stranamente, rimane ancora amorfo. L’Ispettore batte contro la finestra, attirando l’attenzione di uno di quegli esseri, che si avvicina curioso. “Madò… Guarda Vitale, guarda quanto è strano questo: ha il pisello in fronte”, urla l’Ispettore portandosi le mani alla bocca. “Madò… Vitale, io a questi non mi ci abituerò mai. Madò… Guarda quello Vitale, ha… Uno, tre, sei… Otto orecchie Vitale, ma ci puoi credere?”. Vitale annuisce. “He, lo so Vitale, lo so. Lo so che stai pensando, ti si vede dai nervi delle ciglia, Vitale. Ma non tenerti tutto dentro, no. Non serve, tra di noi ci capiamo, per questo ho colto al volo i tuoi rodimenti interni. E’ normale Vitale: siamo uomini”. Vitale alza le spalle. “Quindi Vitale, non avere paura, dillo, confessa che pure tu stai pensando quello che penso io, e che vorresti gridarlo al mondo intero…”. Vitale osserva un punto sul soffitto. “Vitale, bravo. Dillo, sfogati, ammettilo che questa cosa è una porcata. Che questo posto è una zozzata, che il nostro è un lavoro di merda, e che il teletrasporto è solo un altro modo di succhiare soldi con la vita della gente! Ah! Bravissimo, hai fatto bene a sfogarti, adesso ti sentirai meglio”. Vitale annuisce. “Ma sì, insomma, ma guarda questa cella: è piena di esseri deformi. Ma che scandalo è? E cosa è tutta questa segretezza? Perché gli altri non devono saperlo? Dicono «He, ma rischi di incidenti col il mezzo del teletrasporto, sono appena un quinto di quelli aerei». A sì? E allora perché passiamo la vita a fare la guardia a questi Saloni di Contenimento, che tutti i giorni diventano sempre più insufficienti? E’? Perché?”. Vitale alza di nuovo le spalle. “Ci sei arrivato pure tu vero? E’ chiaro. Questo del teletrasporto è solo business. Vitale, hanno soppiantato qualsiasi altro mezzo, non c’è più nessuno che non lo abbia in casa. La vedi anche tu la televisione no? «Prenditi un caffè a Dubai in meno in mezz’ora!». Ma che cazzo ci dobbiamo andare a fare fino a laggiù per prendere un caffè Vitale?”. Vitale annuisce. “Insomma, noi due lo sappiamo, l’abbiamo sgamato. E’ tutto un trucco, un altro mezzo per tirare avanti, per gonfiare l’economia ma il prezzo qual è?”. L’Ispettore si avvicina al volto di Vitale, si guarda intorno come stesse per rivelare un segreto, e gli parla all’orecchio. “Questo, è il prezzo Vitale. L’errore umano che genera orrore, come al solito. Che succede se io e te decidiamo di andarci a bere il caffè a Dubai nello stesso esatto momento e ci materializziamo nello stesso istante nello stesso punto di accesso? Ci cresce il pisello in faccia, ecco che succede!”. Vitale si spaventa e fa un passo indietro. “Ci mischiamo capisci? Ci si fondono le cellule, e guarda cosa diventiamo…”
Vitale si gira ad osservare attraverso la finestra. Un essere molliccio con quattro braccia sulle spalle e un occhio solo, lo saluta con una manina.
“Va bene Vitale, sono stanco. L’ispezione è finita chiudi tutto. Ah, e fallo più spesso. Dico, questo di aprirti con me, di raccontarmi quello che ti passa per la testa. Credo che io e te abbiamo molto in comune. Non ti scordare di dare da mangiare ai mostri. Ciao”.
Vitale annuisce, segue l’Ispettore fino alla porta e poi la serra pigiando un pulsante blu. Nella stanza è tornata la pace insieme al crepuscolo.
Vitale si sistema il berretto sugli occhi, e si addormenta.

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