L’uomo che morì per l’abbaiare di un cane (Parte VI)

di Roberto Albini

Fuori dalla finestra il mondo brulicava di coscienze abbandonate al vento di un’epoca alla deriva. Il Papa sbucò da dietro un palo della luce, in piedi sopra un’auto guidata da un uomo vestito di nero, che aveva l’espressione di non capire per quale motivo si trovasse in quel posto, in quel momento. La folla ghermiva l’auto tentando di avvicinarsi il più possibile al proprio idolo, quasi che solo toccarlo avesse potuto avere effetti magici sulla vita di ognuno di loro. Il Papa salutava e in qualche caso allungava la mano verso i fedeli, che di fedele avevano solo la somiglianza ai cani che aspettano il loro pasto, crocchette composte di scarti secchi. La croce del mirino di Caputo inquadrò il Santo Padre sovrapponendosi alla sua figura, e gli sembrò romantica e al tempo stesso mistica quell’immagine che poteva vedere solo lui. Un santo sulla fiducia, il suo simbolo, e l’uomo sopra a tutto e a tutti, che avrebbe potuto porre fine agli entusiasmi di quell’umanità in un istante, se solo avesse voluto, semplicemente tendendo un dito. E per un attimo gli balenò in testa l’idea di farlo, di consegnarsi alla storia entrando dalla porta di servizio. Una voglia insana, come quella che prende alle persone sottoposte al dolore di un mal di denti insopportabile, quando viene in mente, nella disperazione, di strapparselo in qualche modo. L’olezzo di umanità, trasportato da migliaia di grida isteriche, tornò a pungergli il naso, e quel piano appena abbozzato di compiere una follia si spense nel ricordo del suo dovere. Tornò alla funzione alla quale era chiamato, cioè vigilare. Spostò il suo super occhio di cristallo sulle facce della gente, prima quelle più vicine al Papa, poi allontanandosi da lui, a caso. Cosa, o chi, cercasse in verità Caputo non lo sapeva. In mezzo a tutte quelle persone sapeva si stava nascondendo qualcuno che come lui poteva sentire lo stesso puzzo putrescente di miseria umana. Ma chi, e in che modo avrebbe agito? Un tizio che si trovava a pochi metri dal Papa si infilò la mano dentro la giacca. La croce lo puntò in fronte ma poi quello estrasse un telefonino e prese a fare foto. Caputo sentì una goccia di sudore precipitargli rapida su una guancia, ma continuò a fissare la folla. Più giù una ragazza riccia spingeva per avvicinarsi, sbracciandosi e cercando di allontanare tutti quelli che gli sbarravano la strada. A lei la croce del giudizio giunse a inquadrargli il cuore, poi la donna si inginocchiò, e il mirino tornò a cercare la sua giustizia. O presunta tale.

Federico II scodinzolava nervoso sotto il tavolo fissando la mano del capitano. Bellini era rimasto fermo a pochi passi da lui, incapace di trovare una qualche frase di circostanza adatta a quel momento. Patrizia e Manuel invece stavano ancora in piedi davanti al divano, dove dietro di loro Lucio abbracciava il suo libro. “Signor Bellini si sieda, non faccia complimenti”, disse Manuel cercando di allentare la tensione di quella scena surreale. Il capitano afferrò la tazzina di caffè che aveva lasciato sul tavolo e, senza togliere lo sguardo da Bellini, bevve rapidamente. “Sì forse è meglio”, rispose il vicino, “posso avere un po’ di caffè anch’io? Sempre se non è troppo disturbo chiaro…”. Tiziana si mosse rapida verso la cucina senza aggiungere altro, e Lucio, che fino a quel momento era rimasto in disparte rispetto agli eventi, a quel punto divenne l’unica via d’uscita di Bellini per cercare di distrarre il capitano da quell’attenzione opprimente nei suoi confronti. “Ma quello non il vostro amico? Come si chiama… Lucio. Che gli è successo, perché è così silenzioso?”. Manuel sgranò gli occhi, e il capitano si rese conto, per la prima volta, che quel tizio non si era mai mosso, né aveva aperto bocca da quando aveva fatto irruzione nella casa. “Già, che gli è preso a quel ragazzo?”, aggiunse il capitano rivolto a Manuel, che istintivamente si portò nervoso una mano tra i capelli. “Ah, sì, ecco… E’ ubriaco sì. Ha bevuto e gli è preso… Un coso, quello che prende agli ubriachi… Era molto felice perché ha finito di scrivere il suo libro, e ha voluto festeggiare… Guardi…”, Manuel strappò l’opera dalle mani del morto e gliela porse all’agente. Il capitano guardò la copertina, assorto. “E’ un titolo bellissimo: L’uccello che girava le viti del bosco… Molto poetico…”, e prese a sfogliarlo. Bellini si strinse il mento tra le mani, scuotendo leggermente la testa e cercando lo sguardo di Manuel che alzò le spalle.

Caputo si stava innervosendo. La folla gli stava provocando una nausea ormai insopportabile, e la sua croce, che avrebbe dovuto salvare il rappresentante in terra di Dio, faticava a trovare il suo agnello sacrificale. Prese a mugugnare le note di Panic, una vecchia canzone degli Smiths. Era il mantra che si ripeteva sempre per mantenere la calma. Hang the Dj, hang the Dj, hang the Dj… Il sudore gli aveva imperlato la fronte. Lo sguardo scorreva i volti delle persone come un album di foto. Gli sembravano tutti uguali. Chi era tra loro il Giuda? E più la gente cantava dimenandosi, più gli si annebbiava la vista, fiaccata dall’olezzo ignobile della loro misera felicità. Si chiese chi avesse deciso dovesse essere proprio lui la persona incaricata di proteggere il Papa, ma la testa gli girava insieme al mirino sopra i destini di quella gente. Forse avrebbe dovuto colpire a caso, forse avrebbe dovuto spaventarli, dispenderli per porre fine a tutta quella puzza. Sarebbe bastato un colpo e tutto sarebbe finito, con o senza colpevole. Poi avrebbe spiegato tutto, avrebbero capito. Gli avrebbe raccontato dell’odore, e… Hang the Dj, hang the Dj, hang the Dj

Tutto avvenne rapidamente, come tutte le disgrazie. Federico II, stufo della sua quiete, si alzò scuotendo il tavolo, abbaiò potente sputando la sua bava appiccicosa verso i pantaloni del poliziotto immerso nella lettura del libro di Lucio, Bellini gridò al suo animale di fermarsi, Manuel alzò le braccia, senza un perché e Chiara si affacciò dalla porta della cucina, appena in tempo per vedere. Caputo digrignò i denti voltandosi di scatto poi esplose il colpo.
Il proiettile impiegò meno di un battito di ciglia a raggiungere la testa del Bellini che scoppiò in mille piccoli brandelli di carne fumante.

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