Ma che sei morto?

di Roberto Albini

A: alessiocucciolo@libero.it
OGGETTO: MA CHE SEI MORTO?
Il 18 dicembre 2012 – ore 21.34 Roberto scrive:

Ale ma che fine hai fatto? Mica te la sarai presa per quella storia del conto al ristorante? E dai… Non avevo una lira te l’ho detto prima di uscire. Che c’è bisogno di fare così? E’ una settimana che provo a chiamarti e hai sempre il cellulare spento, ai messaggi non rispondi. Mi sembri Chiara, quella dello stabilimento Kursall. Te la ricordi Chiara? E sì che te la ricordi vecchio maiale… Come la chiamavi? Ah, sì, la lustrapalle… Ahaha… Che forza che sei Ale. Pure quella poi a un certo punto è sparita, come stai facendo tu. Non c’è stato verso di ritrovarla. Chissà che fine a fatto. Vabbè insomma ti cercavo per due cose. La prima è che ho combinato con quelle rumene della chat, te ne avevo già parlato. Ale, guardami negli occhi: queste non ce le possiamo perdere, anzi non dobbiamo perdercele ok? Non fare cazzate. E’ tutto già organizzato. Ti passo a prendere domani alla solita ora, così quell’imbecille di tua moglie non sospetterà niente. Guarda vengo direttamente in tuta, poi magari mi cambio da qualche parte. Tanto domani è pure giovedì e la scusa della partita di calcetto, che un evergreen, calza a pennello. Insomma poi programma classico: ristorantino, dal Panonto, ho già prenotato, una cosetta veloce, un po’ di vinaccio quello loro della casa e poi… Fiuuuu!!! A casa tua, a Tor San Lorenzo, come da prassi. Che mi dici? E’? Che mi dici? Bravo così ti voglio. Ci ho ripensato, la seconda cosa te la dico domani quando ci vediamo, tanto è una sciocchezza.
Aò, accendi Skipe domani, all’ora di pranzo, per i dettagli. Dai che ci andiamo a divertire!

A: alessiocucciolo@libero.it
OGGETTO: MA CHE SEI MORTO?
Il 19 dicembre 2012 – ore 16.13 Roberto scrive:

Ale ma non ti avevo detto di accendere Skipe? Cioè, su FB non posti da tre giorni, agli SMS continui a non rispondere, alle mail nemmeno. Che devo pensare Ale? Sei depresso? Ti senti triste, stanco, non ce la fai più a sopportare quell’imbecille di tua moglie? Ma mollala allora no! Che ti frega. Uno come te ci mette sette minuti a rifarsi una vita. Che poi c’è bisogno sul serio di rifartela sta vita? Ma tu lo sai quante casalinghe annoiate, ragazzine imbranate, rumene in cerca di marito ricco che ci sono in Italia, nel 2012? Ma come si fa, dico io, in quest’epoca d’oro che ci è toccata, a farsi una famiglia, una relazione stabile… Ma dai Ale, che ti frega, non ci pensare. Ci sono io no? Anzi, ci siamo io e te… due mitra non due uomini! TRATATATATATA’! Ahahahah… A queste gli ho dato appuntamento alle ventuno e trenta, hai tutto il tempo per riprenderti, preparare la borsa per il calcetto, scrollarti dalle spalle sta tristezza e partire a razzo verso un seratone di quelli nostri.
Ricordami che poi devo dirti sempre quella cosa, ma con calma. Poi ti spiego.
Ciao trapano!

A: alessiocucciolo@libero.it
OGGETTO: MA CHE SEI MORTO?
Il 19 dicembre 2012 – ore 19.21 Roberto scrive:

Ale mi stavo scordando una cosa importante: ma dove abiti? Mi viene da ridere ma con tutti sti messaggi, sti facebook, sti cosi insomma, cioè mi sono ricordato che io non ti sono mai venuto a prendere… Vabbè dammi questo indirizzo dai.
Ciao

A: alessiocucciolo@libero.it
OGGETTO: MA CHE SEI MORTO?
Il 19 dicembre 2012 – ore 20.07 Roberto scrive:

Ale, ma che non vieni? Cioè, che penseresti tu al posto mio? Sembri matto. Ma uno come te come fa a sparire? Tu sei Ale, l’amico mio. Ma ti ricordi come ci siamo conosciuti? Al supermercato, in fila. Tu davanti a me, io dietro a te con due birre e un litro di latte in mano. Ti faccio: “Scusi ho solo queste, che mi lascerebbe passare?”, tu non mi rispondevi, ma mica perché eri maleducato, no… T’eri fissato col culo di quella davanti a te. Zitto. Non mi dire niente. Ancora mi ricordo com’era vestita: un paio di jeans corti altezza chiappa, con una magliettina a righe blu e due zeppe di una volgarità imbarazzanti. Ma aveva un culo… uno di quei culi che sono un po’ come le rondini in un giorno di primavera. Ti riconciliano con l’universo. Solo che di rondini se ne vedono poche ormai, e a pensarci bene anche i culi come quelli scarseggiano. Insomma io ho pensato subito: “Questo è uno forte”. E sì perché ci vuole un artista vero per riconoscere opere d’arte come il culo di quella lì. E da lì non ci siamo più lasciati… Ok, sto divagando. Tu sei sparito, io sto qui solo a parlare con un monitor, e a questo punto anche la serata è andata a puttane. Beata lei.
Senti, però c’è quell’altra cosa, quella di cui ti volevo parlare. Quella è importante. Dai chiamami Ale, non fare lo scemo.

A: alessiocucciolo@libero.it
OGGETTO: MA CHE SEI MORTO?
Il 19 dicembre 2012 – ore 22.31 Roberto scrive:

Ale, non vorrei sembrarti invadente. Però mi sto preoccupando. Che ti ho fatto? Voglio dire, se ce l’hai con me, se ho detto o fatto qualcosa che non ti è piaciuto possiamo parlarne no? Siamo adulti. Io non sono come tua moglie, non ho mai preteso nulla da te, non ti ho mai rimproverato. Siamo qualcosa di più di marito e moglie noi. Siamo complici, e quindi uniti per sempre dal peccato che abbiamo commesso insieme. E che peccato… Ale, ma quante ce ne siamo fatte? Io copro te, tu… tu vabbé non mi copri perché io non sono sposato, ma che vuol dire? Lo vedi che siamo una coppia? Io se penso che non ci sei e mi sento triste, solo, quasi abbandonato. Non sai nemmeno quanto è che non mi sentivo così… Che ci ho pure provato a incazzarmi ma no ce la faccio: ti voglio troppo bene. Però adesso devi dirmi qualcosa. Non serve che mi rispondi. Dimmi solo “sì”, come per dire “sì sto bene”. Che poi io capisco tutto, può succedere di volere isolarsi dal mondo. Ti capisco.

A: alessiocucciolo@libero.it
OGGETTO: MA CHE SEI MORTO?
Il 20 dicembre 2012 – ore 7.42 Roberto scrive:

Non ti capisco. Cioè a questo punto proprio non ti capisco. Ma che cazzo ti ci vuole a scrivere due righe! Allora sei stronzo, dai… Io sto qui in pensiero e tu manco una mezza parola, niente! Ma che si fa così… E poi adesso quella cosuccia inizia a essere pure urgente. Ale: ho bisogno di cinquemila euro. Ecco, non volevo dirtelo in questo modo però… Sì mi servono i soldi. E’ colpa di mia moglie, la mia ex moglie. Evvabbè non ti avevo detto che sono divorziato, e allora? Te lo sto dicendo adesso. Mi succhia il sangue come una sanguisuga, mi da il tormento, e questa volta devo pagare, ha detto che mi denuncia. Insomma, noi siamo amici io su te ci conto. Lo sai no?
Ci posso contare? Sì dai, non puoi farmi una cosa del genere…

A: alessiocucciolo@libero.it
OGGETTO: MA CHE SEI MORTO?
Il 20 dicembre 2012 – ore 18.17  Roberto scrive:

Da te questo non me l’aspettavo, sul serio. Mi hai proprio deluso. Vuoi umiliarmi? Vuoi che ti prego? Sai cosa penso? Penso che tua moglie ha ragione: sei un ragazzino coglione. Guarda a che livelli mi hai fatto arrivare, sto anche dando ragione a quella serpe di tua moglie… Bha… Però te lo dico, se anche con lei ti comporti come stai facendo adesso… bhe… cazzo ha ragione… Ti ho lasciato anche un messaggio su FB, almeno lì rispondimi e che cazzo…

Da: alessiocucciolo@libero.it
OGGETTO: Re: MA CHE SEI MORTO?
Il 20 dicembre 2012 – ore 23.02 Alessio scrive:

Ciao Roberto,
sono la moglie di Alessio. Prima di tutto rispondo alla domanda che poni in oggetto: sì, Alessio è morto. Due settimane fa, per l’esattezza. Mi sono svegliata una mattina e l’ho trovato in salone, seduto sul divano, le braghe calate, il pisello in mano. Stecchito. Credo sia morto per farsi una sega. Il dottore non me l’ha confermato, ha parlato di arresto cardiaco, ma la posa mi sembrava inequivocabile. Hai ragione tu, sono un’imbecille. Non mi sono mai accorta di niente, né sapevo della tua esistenza e della vostra… amicizia, ecco. Fino a quando non ho letto queste mail, mi sentivo anche in colpa. Pensavo: “Come è possibile che mio marito avesse bisogno di farsi le seghe in salotto la notte?”, credevo fosse colpa mia, che gli facessi mancare qualcosa. Ma solo perché sono un’imbecille. Adesso che è morto, conosco Alessio molto meglio che da vivo, e devo ringraziare te. Ci sono persone che nascono vuote, vivono senza riempire nessuno spazio e solo quando muoiono, grazie ai ricordi dei vivi, la loro esistenza acquista uno spessore che in realtà non ha mai posseduto. Io stavo compiendo questo errore. Stavo dipingendo una persona che non è mai esistita, se non nella mia immaginazione, nella mia incapacità di raccontarmi la verità. Adesso mi sento molto meglio Roberto. Hai ragione anche quando dici “chi te lo fa fare a rifarti una vita”. Ma sì. Ne ho già sprecata così tanta.
A proposito. Per quei cinquemila euro… Scordateli.
Con affetto
La Lustrapalle.

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