Podio

di Roberto Albini

Per primi sono arrivati gli occhi: nessuno può correre più veloce della luce. Subito dopo, in seconda posizione e senza troppi sforzi sono arrivate le braccia, tese per non rischiare il fotofinish. Ti hanno toccata fino a dove potevano farlo, curiose come un bambino davanti a un gioco nuovo.
Al terzo posto, un po’ affaticati, i polmoni, che hanno iniziato a gonfiare ossigeno. È stato quando il mio respirare si è fatto canto in cerca di applausi.
Lui è giunto quarto, lucido e muto, senza fretta. L’unico che deve arrivare ultimo per vincere.
Il cuore, il cuore ha fatto dieci metri, poi si è fermato. Troppa strada, troppo poco allenamento, ci ha provato, ma non ce l’ha fatta.
In fondo per lui, l’importante è partecipare.

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