Betacarotene

di Roberto Albini

– Buonasera qui Telefono Amico. Sono T-rex, come posso esserti utile?
– Sul serio ti chiami T-rex?
– No amico. Qui tutti ci scegliamo un soprannome, serve a proteggerci.
– A proteggervi da cosa?
– Parliamo con molte persone al giorno, tra loro ci potrebbe essere qualche malintenzionato. E’ una semplice precauzione. Ma parlami di te amico, cosa ti succede?
– Io non sono malintenzionato. A me il tuo nome potresti dirlo.
– Certo, amico, potrei, ma cosa cambierebbe? Potrei dirti un nome qualsiasi, una bugia, e questo non influirebbe sulla nostra chiacchierata, non trovi amico?
– Perché T-rex?
– Sono abbastanza alto e robusto, diciamo. E’ la prima cosa che mi è venuta in mente. Dove ti trovi?
– Sulla Terra.
– Chiaro. Intendevo in quale città?
– La tua. Se vuoi ti do le coordinate.
– No, non serve amico. Dimmi, come mai mi hai chiamato?
– Mi chiami amico, ma io non so nemmeno il tuo nome.
– Non serve conoscere il mio nome per essermi amico. Io sono interessato a te per come sei, non per come ti chiami. Spero anche tu voglia essere mio amico.
– Sì mi piacerebbe avere un amico.
– Sei solo, amico?
– Sì.
– E come mai? Hai una voce giovanile. Non hai una ragazza, o dei colleghi, amico?
– No, non posso. Loro non mi vorrebbero.
– Hai delle prove per dirlo? Ci hai provato ad avere qualche relazione?
– No, mai. Anzi sì, appena sono arrivato. Era il protocollo, ma poi… Ho avuto un problema tecnico, e mi sono dovuto nascondere.
– Amico, non ti capisco. Cosa vuol dire un problema tecnico?
– Non potresti capire.
– Hai detto “appena arrivato”. Arrivato da dove? Sei straniero, amico?
– Sì, molto.
– Sai, a me piace pensare che se abiti nel mondo non puoi essere straniero mai. Al massimo sei nato un po’ più in là rispetto a me.
– E’ questo il problema T-rex: io non sono un terrestre. Posso considerarmi straniero.
– Ti capisco amico, a volte nemmeno io mi sento troppo a mio agio con gli altri esseri umani. E’ una sensazione comune, tutti a volte avvertiamo il disagio di essere diversi, ma penso sia normale, perché siamo tutti diversi. Non trovi… Che sciocco, non ti ho ancora chiesto come ti chiami amico.
– Betacarotene.
– Non vuoi dirmelo?
– E’ una semplice precauzione.
– Sei simpatico Betacarotene. C’è un motivo particolare perché hai scelto questo soprannome?
– Vedo sempre una pubblicità in televisione. La pubblicità di una crema abbronzante. C’è una ragazza, con la pelle molto scura, e ripete molte volte questa parola: “betacarotene”. Non cosa sia, ma il suono mi piace.
– Vuoi sapere cosa è il betacarotene?
– No. Non è questo l’importante.
– E cosa amico?
– La pelle di quella ragazza, così… Non so, mi piacerebbe essere di quel colore.
– Abbronzato intendi?
– Sì, esatto.
– Non è difficile Betacarotene. Puoi uscire, andare in un parco o al mare. Non esci spesso vero?
– No. Anzi direi mai.
– Questo non è bello Betacarotene. Dovresti farlo più spesso, è l’unico modo per conoscere gente, farsi amici…
– Non posso T-rex.
– Hai qualche tipo di infermità?
– Non proprio. Ma le persone lo penserebbero.
– E tu cosa ne sai di cosa pensano le persone?
– Il mio aspetto T-rex, non è come il vostro. Da quando ho avuto quel problema tecnico, non posso uscire fino a quando tutto non sarà finito.
– Betacarotene a me sembra tu sia solo molto solo. Quando si passa troppo tempo senza interagire con l’esterno, i pensieri prendono a girare su loro stessi, a specchiarsi tra di loro e non capiscono più chi è il riflesso di chi. Non sei d’accordo?
– Può essere, non ci ho mai riflettuto.
– Mi hai parlato di fine. Non mi piace questa parola, e spero non ti riferisca alla tua.
– T-rex, ti è mai successo di non sapere o non potere aiutare qualcuno?
– Sì Betacarotene, una volta. Era un ragazzo, giovane. Parlava come te, per questo se continui così mi fai preoccupare, e tu non vuoi che il tuo amico T-rex si preoccupi vero?
– No, io non vorrei giuro. Ma forse dovresti T-rex.
– Prendi qualche medicina amico? Intendo psicofarmaci.
– No.
– E di qualche altro tipo?
– Solo una pasticca. Mi serve per assimilare l’ossigeno, altrimenti soffocherei.
– Perché dovresti soffocare? Abbiamo i polmoni per respirare ossigeno, lo sai vero?
– Voi li avete T-rex, noi no. Non ci servono nel posto da dove provengo.
– Mi stai dicendo che quando mi hai detto di non essere un terrestre, intendevi dire che…
– Ecco, lo sapevo: ora che lo hai capito non vuoi più parlare con me vero?
– Betacarotene, tu non sei un… un marziano. Stai impugnando una cornetta telefonica ora, sei in una casa, qui vicino a me, sulla Terra, e stai parlando con un terrestre. Prova ad immaginarti la scena: vedi qualcosa che possa farti credere che tu non sia di questo pianeta?
– C’è una finestra davanti a me T-rex. E’ chiusa. Da fuori giungono delle luci colorate che proiettano una patina arcobaleno sul vetro della finestra, da dietro. Rendono la superfice del cristallo riflettente, e posso specchiarmi su di esso. Mi vedo T-rex: non ho il vostro aspetto.
– E cosa altro vedi, amico?
– Vedo che indossi una collanina di caucciù, nera. E una maglietta azzurra, con un disegno giallo sul petto. In questo istante stai giocherellando con una matita, seduto su una sedia di plastica bianca e di fronte a te c’è un poster, ma non conosco il soggetto di quella foto. Sei buffo T-rex. Assomigli sul serio a un grosso dinosauro.
– Sei simpatico Betacarotene, te l’ho già detto. Da dove mi chiami? Da sotto l’ufficio?
– E’ inutile che ti affacci T-rex, torna pure a sederti: tu non puoi vedermi.
– …E tu come fai a sapere che mi sono alzato a controllare?
– Te l’ho detto T-rex. Non siamo come voi. Simili, ma non uguali.
– Ascolta Betacarotene, questo non è uno scherzo, c’è gente che ha bisogno sul serio di me, non dovrei stare a giocare con te. Qualcuno potrebbe avere seriamente necessità del mio aiuto. Quindi ora…
– Anche io ho bisogno del tuo aiuto T-rex.
– Credo tu abbia bisogno di uno specialista Betacarotene. Se vuoi posso indicarti una persona di mia fiducia. Ti consiglio di…
– T-rex, sono solo. A migliaia di anni luce da casa. Non parlo con un essere vivente da mesi. Ma sono stato addestrato a questo. Il problema è un altro.
– Quale?
– Quello che devo fare. Ho dei dubbi.
– E’ normale avere dubbi Betacarotene. Non devi viverlo come un problema, ma come un’opportunità. Se dubiti vuol dire che sei ancora in grado di decidere. Hai parenti, amico?
– Non posso decidere T-rex, ho degli ordini precisi da eseguire, ma non sono sicuro siano giusti.
– Per questo mi hai chiamato?
– Sì. E’ terribile distinguere la strada giusta da quella sbagliata e non avere le capacità, o abbastanza forza per cambiare il corso degli eventi. Andare incontro al peggio sapendolo riconoscere e purtuttavia essere impotenti di fronte a quello che si è portati a fare. C’è una volontà che non è la nostra ma che da noi stessi è manovrata. E non so come fermarla.
– Che ordini? Cosa devi fare?
– T-rex, ami qualcuno?
– Sì, molte persone Betacarotene. Perché me lo chiedi?
– Per te non posso fare nulla, mi dispiace, ma se vuoi bene a qualcuno avvertili. Digli di bagnarsi con dell’alcool puro, completamente. Digli che più sono bagnati più hanno probabilità di salvarsi.
– Betacarotene: voglio che tu ti concentri su quello che mi hai appena detto, voglio che focalizzi ogni singola parola e che ti renda conto che non ha alcun senso quello che mi stai…
– Io ora devo andare. Sei stato gentile ad ascoltarmi. Mi dispiace veramente.
– Betacarotene aspetta non attaccare. Betacarotene? Pronto? Pronto? Ma… Oh mio dio…

(Alla memoria di Fredric Brown, “C’è una soave, piccola storia dell’orrore che è lunga soltanto due frasi: «L’ultimo uomo sulla Terra sedeva solo in una stanza. Qualcuno bussò alla sua porta…»)

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