C’è vita prima della morte

di Roberto Albini

Mi sono sempre chiesto perché ti sia più facile credere alla vita dopo la morte piuttosto che alla vita prima della morte. E mentre perdi tempo pensando a cosa ti aspetterà una volta che non avrai più nulla da attendere, la vita ti scivola via dalle mani come il sapone che usi per lavare i piatti. Davanti lo scaffale dei prodotti per la casa ti vedo arrovellarti per scegliere lo sgrassante che li renderà più brillanti, ma non ti ho mai sorpreso a pensare perché hai ancora bisogno di lavare i piatti come gli egiziani più di tremila anni fa.
Credo sia colpa dell’abitudine se come un ittita devi faticare se vuoi mangiare, se come un etrusco hai bisogno di denaro per vestirti, se come un babilonese chini la testa davanti al tuo signore, se come un maya credi che sia colpa dell’ineluttabilità del moto solare se le cose vanno come vanno. Come un unno non lasci tracce scritte della tua storia, però sai far di conto, per controllare il resto. Allora inziali a contare tutti i minuti che perdi ad ingannare il tempo meravigliandoti che il tempo non ti basta mai ed è per questo che lasci i piatti sporchi nello stesso posto dove giace la bottiglia del sapone per lavare i piatti.
Mi sono sempre chiesto l’espressione che faresti tentando di comprendere il motivo per il quale non tutti gli uomini possiedono una casa dove tornare al tramonto, e invece il resto degli animali sì. Probabilmente mi faresti tenerezza e proverei a spiegarti che un tronco non può essere un tonno, che il legno galleggia e i pesci nuotano, che la proprietà genera egoismo, l’egoismo paradossi e i paradossi il sapone per lavare i piatti. A quel punto inizieresti un discorso che inizia sempre con un “ma voi”, con un indice teso a indicare ciò che non hai mai visto né riesci a immaginare, e con quel dito tracceresti il solco del confine che divide ciò che è da quello che dovrebbe essere, dove sorge il bel mondo che produce questa mania per i piatti puliti e la coscienza sporca.

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