Sulla giostra

di Roberto Albini

Non costa niente farsi un giro su questa giostra. Si sale aggrappandosi alle aste di ferro, sperando siano abbastanza forti da trattenerci, e si inizia a spingere con energia per far girare la pedana. Il vento spettina gentile i pensieri inutili che zavorrano le giornate calde di giugno, e ad occhi chiusi sembra quasi di volare. Un’altra spinta, e un altro giro, una spinta più forte e il giro è più veloce. Scendono impaurite le paure che a quella velocità non riescono più a raggiungerci, corre lontano il ricordo del mondo e della nostra età, fino a quando, finalmente tornati bambini, si può sorridere di nuovo di quella strana vertigine che contrae lo stomaco e fa sentire più leggeri. Una risata squarcia il rumore delle fronde degli alberi sbattute dalla brezza, e si fa largo tra le tristezze primaverili l’idea che tutto prima o poi assomiglia a questo gioco, dove chi spinge di più si diverte mentre tutto il resto rimane a guardare. Sembra un gioco da ragazzi, qui sulla giostra, far sì che tutto giri come ci piacerebbe girasse, tanto che mi abbandona la voglia di dirtelo che un giorno non ci saliremo più, che nessuno avrà più la forza di spingere, e che ci scorderemo tutte le risate regalate alle fronde degli alberi sbattuti dalla brezza, perché noi stessi saremo la brezza.

 

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