Di bare dell’Ikea e marziani roditori

di Roberto Albini

Mezz’ora prima della partenza per le vacanze, mio nonno alza un braccio e muore. Mia madre lì per lì non sa cosa pensare. Rimane immobile con le valige in mano sulla soglia di casa. Spera con tutte le sue forze che sia solo un leggero malore, o che si sia semplicemente addormentato come sempre davanti alla televisione con un rivolo di bava che gli gli inzuppa il telecomando. Allora aspetta un po’, vuole vedere se nota la sua pancia muoversi indicando che sta ancora respirando. Mio padre osserva mia madre che osserva mio nonno. Io osservo mio padre che osserva mia madre che osserva mio nonno. Nessuno ha il coraggio di dire o fare niente. Poi papà lascia cadere per terra il pacchetto con i panini e l’acqua minerale leggermente frizzante congelata, l’unico bagaglio che portava, e rompe il silenzio in preda alla disperazione: “Ma che cazzo! Proprio adesso doveva morire questo qui!”.
Mia madre scoppia in lacrime. Farfuglia qualcosa mentre cerca di pulirsi la faccia con il vestito a fiori che indossa. Non si capisce bene cosa dice, io distinguo solo “…tremila euro…” che poi sarebbe il costo del villaggio vacanze a Peschici, comprese le bevande e la gita al Gargano che mia madre era una vita che sognava. Seguono attimi di panico in cui però nessuno di noi si sposta dal ciglio della porta di casa. Mi avvicino al cadavere e gli metto un dito sotto il naso: non respira, quindi è presumibilmente morto. “Va bene”, dice mio padre, “se ci sbrighiamo a fargli il funerale per domani sera siamo già pronti per rimetterci in viaggio. Ed è pure meglio guidare di notte, con il fresco. Si tratta solo di organizzarsi”. Mia madre allora inizia a telefonare alle agenzie funebri per informarsi di come funzionano le cose in questo caso. La tragedia aumenta di minuto in minuto, perché veniamo a sapere che tutto il servizio costerà non meno di cinquemila euro che sommato ai tremila del viaggio, racimolati con grandi sacrifici mettendo via tutte le monetine circolanti dentro casa per un anno e rinunciando persino all’abbonamento a Sky Hd, fanno una cifra inarrivabile per la mia famiglia.
C’è solo una cosa nella vita di un essere umano che è da più paura del pericolo di perdere la vita: il pericolo che saltino le vacanze.
Allora i miei ci pensano un po’. In cantina c’è quella libreria dell’Ikea che mio padre non è riuscito a montare e ha gettato nel dimenticatoio con la scusa che aveva un difetto di fabbrica. Non deve essere difficile trasformarlo in una bara, ed è pure alla moda. Allora scende a prendere il mobile ma quando ci mettiamo dentro il corpo di nonno scopriamo con orrore che è troppo piccola per contenerlo. Non ci perdiamo d’animo. Mia madre prende il coltello a sega della mitica collezione Miracle Blad, che nella pubblicità riusciva persino a tagliare un mattone, e inizia a segargli le gambe. In verità facciamo una fatica boia per tagliargli la tibia, in barba a tutte le teorie sull’osteoporosi degli anziani. Alla fine abbiamo la meglio e riusciamo a sistemare nonno dentro la libreria, poi mio padre chiude alla bene e meglio con le mensole. “Tanto fa caldo”, dice, “pure se non è tappato per bene non succede niente”.
Mia madre intanto chiama il prete della parrocchia del nostro quartiere, un filippino che si fa chiamare Don Hiuk-Piu, e cerca di spiegargli l’accaduto e l’urgenza. Lui prima dice che è impegnato in una importante liturgia in cui dovrà pregare fino a settembre, poi quando mia madre gli fa capire che è disposta a compensargli il disturbo, ritratta e dice che passa tra dieci minuti per la benedizione del morto. Quando arriva e vede la bara artigianale, la prima cosa che chiede è se i miei sono sposati e una volta rassicurato inizia la preghiera in una lingua a metà tra il latino, il romanaccio e il filippino. Una cosa che pure Dio ha dovuto fare a fidarsi, perché non ci ha capito niente. La cerimonia dura quaranta secondi poi il prete filippino prende cinquanta euro ringraziando con un segno della croce e sparisce.
Siamo a buon punto. Manca solo un mezzo per celebrare il funerale.
Non è un problema perché il vicino di casa ha un Fiat Doblò che usa per consegnare le Pagine Gialle. Così io, mio padre e il vicino ci carichiamo la bara per le scale. Questi dell’Ikea sono veramente forti perché la libreria ci cade due o tre volte ma non si rompe. Buttiamo nonno dentro il furgoncino insieme ai volumi delle Pagine Gialle e ci avviamo tutti al cimitero, dove però ci avvertono che le procedure per l’accoglimento della salma durano almeno tre giorni. A quel punto il vicino ha un’idea brillante.
Ad agosto a Villa Panphili ci sono solo i maniaci e le nutrie: se lo andiamo a seppellire lì non se ne accorge sicuramente nessuno, e le nutrie ce ne saranno pure riconoscenti. E’ il grande ciclo della vita.
Alla fine, sfiancati, completamente sudati e sporchi di terra, riusciamo nell’intento. Mio nonno è tumulato con tutti i crismi, le nostre coscienze stanno a posto, e le nutrie sazie.
Mi piacerebbe concludere questo racconto con un lieto fine. Ma purtroppo, proprio quando abbiamo finito di sistemare i bagagli nel nostro monolocale accessoriato a Peschici, a mia madre squilla il telefonino. E’ mio nonno. Dice di essere stato rapito da degli extraterrestri con la faccia da topo e il corpo di Brunetta e che gli hanno mangiato le gambe. Aggiunge che si trova in un pianeta simile alla Terra dove gli abitanti vanno in giro con un impermeabile aperto e completamente nudi, e ci implora di venire al più presto a salvarlo.
Addio vacanze.  Quando una cosa inizia male…

Annunci