Il depresso comico

di Roberto Albini

Sono depresso. Sono depresso da quando avevo sette anni e mia mamma mi faceva ascoltare le canzoni di Baglioni alla radio. Sono depresso, perché così mi do un tono e posso definirmi senza paura di sbagliare. Alle feste non rido mai perché sono depresso e ho una reputazione da difendere. Sono depresso, e allora bevo come una spugna, non perché mi piace, ma perché sono depresso.
Sono depresso. Lo vedete questo broncio, questo sguardo perso in qualche angolo di cielo? Non sono scemo: sono depresso. Sono depresso, quindi lasciatemi stare che ho già un mucchio di problemi a cui badare però non chiedetemi quali, che sono depresso e ho altro a cui pensare. Mi sveglio la mattina presto già depresso, per avvantaggiarmi con il lavoro, e la notte mi addormento depresso, tanto ci sono abituato. Ascolto solo musica deprimente e vedo solo film tristi e pesanti, che poi magari mi distraggo e mi scappa un sorriso. Sono depresso, quindi profondo ed enigmatico, colto e maledetto, inquieto e smarrito. Lo dice il nome stesso: de-presso. Cioè che sono “presso”, ma è proprio il non sapere presso cosa che mi deprime.
Sono depresso. Alle donne faccio pena e mi coccolano come un cucciolo. I primi dieci minuti, poi escono con uno normale e io mi deprimo. Mi riesce facile.
Sono depresso. Per passatempo colleziono insuccessi, poi li riguardo e mi deprimo. Agli amici ho sempre qualcosa da dire: che sono depresso. La domenica mi riesce meglio stare depresso, sarà perché ho più tempo libero o perché sono più riposato.
Sono depresso. Così depresso che quando lo dico mi viene da ridere, allora non sono più depresso e mi deprimo.
E sono contento.

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