Esegesi e analisi dei grandi personaggi contemporanei: Batman

di Roberto Albini

La prima cosa che salta agli occhi, cioè quella che proprio non puoi fare a meno di notare, nemmeno se sei un consigliere comunale intendo, è che Batman è un signore vestito da scemo. Voglio dire: non è un marziano, non è uno che è stato investito da qualche radiazione, che ha incontrato qualche mago o che magari è stato vittima di qualche esperimento. No, lui è proprio uno che si veste da scemo. Ma non è scemo, è solo ricco.
Siccome che è un supereroe è pure super scemo e soprattutto super milionario, però siccome è superscemo invece di passare il tempo in giro per il mondo con le veline a sniffarsi alpi di cocaina, passa il tempo a vestirsi da scemo. Qui Batman ci da la prima lezione: se sei ricco fai come cazzo ti pare, pure vestirti da scemo, che la gente ti ammira uguale.
La trama della sua storia è il sogno di qualsiasi leghista: due criminali mi ammazzano i genitori e io me la prendo con tutti, sticazzi dei tribunali e di seimila anni di evoluzione umana. Vabbè il leghista si informerebbe prima di quale quartiere sono per poi scatenare una guerriglia etnica, ma un fumetto è finzione non realtà. Insomma Batman rimane orfano giovane. I genitori invece della Playstation in eredità gli hanno lasciato un maggiordomo che per il fatto che era una famiglia leghista, stranamente, non è filippino. Però è schiavo suo, cioè non si sposa, non esce, ha solo un vestito e non lo si vede mai mangiare. Seconda lezione di Batman: se sei ricco ti puoi permettere tutto, pure tenerti uno schiavo nel duemiladodici.
Insomma Batman si annoia, come tutti i ricchi. Il ragazzo è sveglio e ha compreso che una volta che ti sei riempito il garage di Ferrari, che la tua azienda fattura striglioni di biglioni di superdollari senza nemmeno capire cosa fabbrichi, che hai lo schiavo e tutte le ragazze della tua città ti si vogliono fare, la vita ha ben poco altro da offrirti. Allora gli viene questa brillante idea, questa alternativa al balconing o a bere la vodka dagli occhi: mi faccio costruire dal negro genio che mi lavora in ditta dei super accessori poi esco per strada e con la scusa della giustizia ammazzo chi mi pare. Poi però partecipo ad una manifestazione contro i negri, altrimenti poi gli amici leghisti ci rimangono male.
Batman a questo punto enuncia la sua terza legge: se sei ricco sei anche la giustizia; se sei povero attento perché la giustizia potrebbe cercarti.
Poi ad un certo punto è arrivato un regista, uno di quelli di cui mi sono scordato il nome per eccesso di “y” e “w” tra una vocale e l’altra, e  ha pensato: “Questo personaggio è totalmente irreale, la gente non può identificarsi con lui”. E’ stato così che prima di tutto gli ha cambiato il nome: da “Uomo pipistrello”, evidentemente ridicolo, a “Cavaliere oscuro”. Chi è che non ha mai incontrato nella sua vita Mario Cavaliere Oscuro, magari a Tivoli? E con questo nuovo appellativo il nostro Batman ha smesso di essere semplicemente un fantasioso ricco annoiato e ha iniziato a vestire i panni di un fantasioso ricco annoiato ma che soffre questa sua condizione di essere super milionario, infinitamente potente e oggettivamente bello: tipo Corona con dieci punti in più sul QI. Una cosa che getterebbe nella disperazione chiunque effettivamente. Nell’ultimo capitolo della sua saga per quanto è triste libera perfino lo schiavo. E nemmeno lo paga.
Quinta lezione di Batman: se sei ricco sei anche depresso perché hai tutto e ti annoi; beati voi che non avete un cazzo così potete deprimervi per cose serie.
Insomma in questo ultima pellicola del supereroe ad un certo punto arriva come sempre il nemico, un radicale che la prima cosa che fa è liberare i prigionieri del carcere cittadino. Va allo stadio, spacca tutto e inizia a fare un discorso che non capisce nessuno perché sta negli Stati Uniti e gli americani, si sa, dopo due frasi di seguito cercano il telecomando. Ma lui se ne frega e gli dice che tanto è uguale perché lui la rivoluzione la farà uguale.
La polizia cerca Batman, ma lui dice che non gli va. Poi gli va e allora ci va, ma ci va svogliato e quello lo batte. Poi si libera e va a fermare l’unica rivoluzione socialista che sia mai accaduta in America del nord. Gli costerà la vita, ma prima di morire incontra un cassaintegrato, Batman si commuove e gli dice tutto serio una massima tipo: “la crisi è dentro di te”. Quello ci crede e decide di essere il nuovo Batman.
Ultima legge: se sei ricco, non importa se sei un incapace, non hai nessuna qualità particolare, non sei dotato, non importa se alla fine l’unica cosa che sai fare sono trucchi inutili, non importa se vivi in una villa con maggiordomo e pretendi di aiutare il povero e l’oppresso, non importa nulla. Se sei ricco, puoi.

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