Il piscio del santo

di Roberto Albini

Il giorno dell’anno che mi piace di più è il 13 luglio. Il 13 luglio al mio paese si festeggia San Fulvio, il nostro patrono, e allora la parrocchia organizza una festa grandiosa. Ci sono le bancarelle di peruviani che vendono le teste finte di aquile finte con piume finte. Ci sono i venditori di porchetta. C’è il tiro alla vaschetta dei pesci, che se sei fortunato puoi vincere addirittura un pesce. Rosso. Ma a volte anche celeste o verde. Una volta io ne ho vinto uno arancione, cioè non io mio cugino, ma me lo ha regalato. Peccato che la bestiola non sia sopravvissuta al tragitto verso casa. A metà del cammino si è messo a fare il morto a galla, allora ho aperto la busta di plastica che fungeva da mare, e ho provato a toccarlo con un dito. Quello ha fatto così, tipo “hooo” ma senza dire “hoo”, me lo ha fatto capire insomma che voleva dire “hoo”, e poi si è sdraiato su un fianco. Ho aspettato ma non si è più girato e allora l’ho buttato tra i cespugli.
Alla festa di San Fulvio, il giorno più bello dell’anno, invitano sempre un complessino che fa da apripista alla star. La passata edizione è venuto addirittura Zarrillo. Hai capito? Zarrillo. Io nemmeno ci volevo credere che un personaggio famoso come lui venisse da noi, ma poi l’ha fatto. Ci siamo messi sotto il palco, io e mia zia Titina che non conosceva nemmeno una canzone di Zarrillo, che poi nemmeno io. Però mia zia è mezza sorda e io urlavo a casaccio parole senza senso cercando di seguire il ritmo, lei si divertiva e mi diceva: “bravo, bravo, Cicciuzzo”. Cicciuzzo sono io. Alla fine Zarrillo mi ha stretto anche la mano. Era sudata la mano di Zarrillo, però è sempe la mano di un cantante famoso. Quest’anno corre voce che verranno i Cugini di Campagna, e appena l’ho saputo non sono riuscito a trattenere l’emozione. Mi sono affacciato al balcone e ho gridato “Anima mia!!” a squarciagola, poi mio padre mi ha dato una botta sulla testa e mi ha detto: “Che cazzo fai Cicciuzzo? Non puoi tirare i sassi dal cavalcavia come tutti?”. Così l’entusiasmo mi è un po’ passato, ma sono contento uguale.
Al mio paese, il 13 luglio di ogni anno quando ricorre la festa di San Fulvio il parroco, a mezzanotte, dopo i fuochi artificiali, espone l’autentica reliquia del nostro patrono: il pezzo di marmo dove il santo pisciò poco prima di essere decapitato. E’ originale del milleottocento. No cioè, è più antico, molto più antico. Credo del millesettecento, circa. L’inizio del millesettecento, circa. Durante l’anno la lastra di pietra viene riposta in un’urna, e quando i fedeli vanno a messa si inchinano e si fanno il segno della croce. Invece, il 13 luglio, il sacro piscio viene esposto in piazza, e tutti gli passano davanti in processione baciandola. Si dice che se baci il piscio di San Fulvio ti ricrescono i capelli, se ti piace una quella poi ci sta, se hai l’auto nuova puoi passare a cinquecento all’ora davanti all’autovelox che non ti fotografa. Insomma, la reliquia porta fortuna, e io ci credo.
Tanto, che alternative ho?
Insomma, il parroco aiutato dal vescovo, espongono la lastra di marmo intrisa di pipì santa, e poi restano qualche minuto in attesa. Infatti la cosa che tutti sperano è che la nuda roccia inizi a trasudare orina, perché se succede allora accadono veramente cose belle, belle, belle. Io non so cosa di preciso, perché non ho mai assistito al miracolo, però la nonna di mia nonna ha raccontato a mia nonna che sua nonna una volta aveva visto personalmente il marmo trasudare liquido, e che il parroco in pieno fervore mistico abbia iniziato a girare come un pazzo per tutta la piazza mentre faceva sgocciolare pipì. La gente si bagnava le mani di piscio, baciava il piscio, e tutti gridavano “Miracolo! Miracolo!”, e tutto il paese ha iniziato ad aspettare che qualcosa di bello si verificasse.
Ma poi è scoppiata la guerra.
Per questo un poco dubito del miracolo di San Fulvio. Insomma, lui promette cose belle è vero, ma per chi? Perché le cose belle sembrano sempre andare verso l’alto, come l’aria calda che regala tepore solo a chi si trova ai piani alti. E gli altri sotto, a morire di freddo o di speranza, in attesa che goccioli un po’ di piscio per provare finalmente una cosa bella. Poi il piscio arriva e scoppia una guerra. Non è buffo?
No, non lo è.

Annunci